La provocazione silenziosa di Andy Warhol

«Alcuni critici hanno detto che sono il Nulla in Persona e questo non ha aiutato per niente il mio senso dell’esistenza. Poi mi sono reso conto che la stessa esistenza non è nulla e mi sono sentito meglio.»

Andy Warhol, biografia, stile e citazioni

Autoritratto con teschio, 1978

Ho appena ammirato alla “Gallery of Art Prague” alcune delle opere più significative di Andy Warhol nella mostra “Andy Warhol – I’m OK” che si protrarrà fino al 31 dicembre 2015 a Praga. Se avete in programma una visita in questa straordinaria città, vi consiglio vivamente di recarvi nella suddetta galleria, ubicata nella Piazza della Città Vecchia, per potervi immergere nel mondo colorato e visionario di colui che può essere considerato il più grande interprete della cosiddetta “Pop Art“.
E proprio di questa corrente artistica e di Andy Warhol vorrei oggi mettere giù qualche riga per poter meglio comprenderne il significato intrinseco spesso poco chiaro a molti.
Pop Art” è l’abbreviazione di “Popular Art” letteralmente traducibile con “arte del popolo” o “arte per il popolo“. In realtà tale definizione non rimanda al contenuto della suddetta corrente; il movimento artistico in questione, sorto intorno agli anni sessanta, rivolge il proprio interesse agli oggetti, ai miti e alle forme espressive della società consumistica contemporanea per sottolinearne quell’omologazione, attuata attraverso i mass media, simbolo di uno stile di vita impersonale che distrugge l’importanza della peculiarità di ogni essere umano.
L’opera d’arte si tramuta in oggetto commerciale, arte di massa prodotta in serie, arte usa e getta come succede con molti articoli che usiamo quotidianamente o con le icone della nostra società. Il quotidiano diventa così il protagonista della Pop Art che riproduce in serie prodotti o personaggi di spicco messi in risalto dai mass media. Un concetto dell’arte molto amaro che può rinviare a quel consumismo riscontrato anche nelle stesse relazioni umane prive molto spesso di un reale coinvolgimento emozionale.
Il provocatore Andy Warhol, padre della Pop Art, muta il modo d’intendere l’arte proponendo una serialità di immagini che si ripete in modo ossessivo per accusare un mondo ormai soggiogato dal consumismo.

Andy Warhol, biografia, stile e citazioni

Marilyn Monroe (Serigrafie di Andy Warhol, 1967)

Di quella ripetizione compulsiva di serigrafie una delle più note è quella raffigurante Marilyn Monroe il cui viso diviene protagonista di una maniacale reiterazione di ritratti apparentemente identici, se non fosse per la modificazione dei colori, artificiosi e ossessivi, che sembrano denunciare l’individualità negata a quella donna, conducendo l’osservatore ad una percezione differente di un sex symbol la cui identità va ben oltre quello che riusciamo ad immaginare.
Profetico quel suo pensiero che prevedeva un futuro in cui “tutti saranno famosi per quindici minuti“. Basta pensare ai reality show e a quella terribile mania di essere qualcuno, anche se per poco tempo.
La sua arte provocatoria è particolarmente audace; sceglie e ritrae immagini che non hanno alcun contenuto morale, né presentano ideologie. Le sceglie unicamente per ritrovare in un’opera un prodotto o un personaggio che paradossalmente diviene artistico nella sua banalità perché potentemente presente nella quotidianità della società di massa.

Andy Warhol, biografia, stile e citazioni
Andrew Warhola, di origine slovacca, nasce a Pittsburgh, negli Stati Uniti, il 6 agosto 1928. Una data di nascita ancora oggi non certa e, secondo alcuni studiosi, di dubbia fonte. La sua famiglia, di origini molto umili, professa la religione greco-cattolica e lo stesso Andy frequenta per tutta la vita la Chiesa, ma, a causa del suo carattere schivo, non parlerà mai in pubblico del suo credo religioso che si esprimerà anche attraverso donazioni e opere dedicate a temi cristiani denotando una predilezione per l’arte cristiana orientale.
Sin da bambino manifesta una personalità fragile che gli procurerà esaurimenti nervosi con frequenti ricadute, dovuti probabilmente anche alla morte prematura del padre, un minatore che si spegne quando Andy ha appena quattordici anni e ai problemi economici che costringono la madre a confezionare fiori di carta per poter mantenere la famiglia, composta anche da altri due figli.
La vocazione artistica di Andy si manifesta sin da ragazzino e lo spinge a studiare disegno e pittura presso il Carnegie  Institute of Technology di Pittsburg dove viene in contatto con personaggi che influenzeranno la sua formazione culturale. Tra questi bisogna menzionare Philip Pearlstein, pittore statunitense noto per i suoi nudi espressivi.
Ottenuta la laurea, si trasferisce nel 1949 a New York dove deciderà di adottare un nome più americano, quel nome che tutti noi conosciamo. Nella “Grande Mela” intraprende una carriera di successo inizialmente come illustratore di riviste molto famose e designer di materiale pubblicitario.
Negli anni sessanta avviene la svolta artistica di Andy; comincia infatti a dipingere noti prodotti di consumo americani e si dedica a ritrarre personaggi famosi in tutto il mondo.

Fonda lo studio “The Factory” (La Fabbrica) frequentata da intellettuali underground del periodo e che, in breve tempo, diviene un centro di produzione artistica di enorme rilievo.
Nel 1962 dà vita ad una vasta produzione di serigrafie legate alla cultura popolare americana, e non solo: banconote da un dollaro, personaggi di grande impatto nella massa, prodotti di consumo e immagini da ritagli di giornale.
In pochi anni diviene uno degli artisti più noti; la sua presenza alle feste mondane newyorkesi viene ritenuta irrinunciabile non per la sua personalità poco consona a certi eventi e tuttora inafferrabile, ma perché divenuto un simbolo, così come quegli oggetti e persone che ritrae nelle sue opere.

Andy Warhol, biografia, stile e citazioni

Andy Warhol con il suo cane Archie.

Nelle feste in cui viene invitato non pronuncia una sola parola e resta in disparte. E, se gli vengono rivolte delle domande, preferisce rispondere con un semplice cenno del capo o secche affermazioni e negazioni.
Strettamente legato al gruppo rock americano “The Velvet“, ne diviene manager e produttore del loro primo album, “The Velvet Underground & Nico“, inciso nel 1967. Il disco riscuote un enorme successo anche per l’originale copertina realizzata da Warhol: la famosa banana gialla con la scritta “Sbuccia lentamente e vedrai“. Con la rimozione di tale immagine appare una banana rosa sbucciata.
Altre sono state le copertine da lui disegnate tra cui ricordiamo quelle di due dischi dei Rolling Stones e due album di John Cale.
Durante la mostra “I’m OK” ho potuto ammirare circa quaranta bozze di copertine per LP create dall’artista.
Amico di molti musicisti, tra cui John Lennon e Bob Dylan, nel 1986 realizza la copertina del disco postumo di Lennon “Menlove Avenue“.
Artista poliedrico, nel corso della sua breve vita, si dedica non solo alla pittura, ma anche alla scultura, alla regia, alla sceneggiatura, alla recitazione e alla produzione.
Ritengo sia da segnalare la lettura di una biografia dell’artista redatta dalla sua segretaria Pat Hackett, che ha raccolto le telefonate di Andy in cui ogni mattina le raccontava tutto ciò che aveva fatto il giorno prima. Il libro s’intitola “I Diari di Andy Warhol” ed è stato pubblicato nel 1989, due anni dopo la morte dell’artista, avvenuta il 22 febbraio del 1987 a causa di complicazioni insorte dopo un’operazione alla cistifellea.

Andy Warhol, biografia, stile e citazioni

Andy Warhol insieme ad uno dei suoi gatti.

Alla mostra non poche sono le opere dell’autore dedicate ai gatti e ammetto di non essere riuscita a resistere alla tentazione di farmi scattare una foto accanto ad uno dei felini ritratti dal grande Andy.
Eccone una 🙂

lilia praga 7

Andy, in quasi tutte le sue opere, usa la tecnica del riporto fotografico, con colori spesso accesi per demitizzare il concetto di peculiarità dell’opera d’arte, che, così come la massificazione, rappresenta l’annientamento dell’unicità degli esseri umani.
Per comprendere lo stile dell’artista osserviamo una delle sue opere più famose, “Bottiglie verdi di Coca-Cola“.

Andy Warhol, biografia, stile e citazioni

Bottiglie verdi di Coca-Cola, 1962

Opera apparentemente monocromatica, eccetto la scritta rossa del logo, se la si guarda con attenzione si nota che alcune bottigliette sono sbiadite, come se lo stampo non fosse riuscito a ben imprimere il colore sulla tela. Eppure anche in altre sue opere si nota questo impallidimento cromatico in ripetizioni di immagini uguali onnipresenti nella nostra vita quotidiana. Si potrebbe dunque parlare di una scelta consapevole dell’artista che indebolisce la tinta per evidenziare la banalità della produzione in serie. D’altronde la grande rivoluzione attuata da Warhol si rileva nel rendere protagonista della sua opera qualcosa che non rimanda a nulla di bello, ma solo ad un oggetto o un personaggio che conosciamo. L’oggetto o il personaggio siamo noi stessi, intesi come individui anonimi, volenti o nolenti, appartenenti ad una massa priva di originalità e valore.
L’opera analizzata presenta immagini piatte e contorni decisi ed è uno dei simboli più conosciuti nella nostra società dei consumi. Le immagini che vediamo ogni giorno sono invisibili proprio perché le abbiamo davanti ai nostri occhi continuamente. Warhol le imprime su tela proprio per renderci consapevoli della bruttezza della società contemporanea a cui siamo talmente abituati da non riuscire nemmeno più a notarla.

Andy Warhol, biografia, stile e citazioni

32 Campbell’s Soup Cans 1962

Difficile scorgere nell’opera di Warhol la minima possibilità dell’uomo di affrancarsi dal soporifero consumismo dell’opulenza e della sovrapproduzione.
Ed il suo nichilismo è ben evidente nella sua produzione forse meno nota che reca il titolo di “Death and Disaster series“. Si tratta di una riproduzione di immagini non proprio gradevoli che ci inducono a riflettere sulla nostra assuefazione ad eventi catastrofici e tragici della realtà quotidiana. Episodi destinati a scivolare nell’oblio dopo pochi attimi o semplicemente il giorno dopo averne visto qualche immagine in televisione o sui quotidiani; il giorno successivo, infatti, saranno altre le vicende drammatiche che cattureranno la nostra attenzione. Ma ciò avverrà solo per pochi attimi.
Andy mostra quanto siano effimere le immagini da cui siamo bombardati attraverso i mass media ed il cui impatto emotivo si dissolve in pochi secondi in una società in cui domina la violenza e dalla quale ci si difende con l’indifferenza e con l’assuefazione, perché, come sottolinea lo stesso Warhol, “quando osservate uno spettacolo raccapricciante abbastanza a lungo, esso cessa di farvi un qualsiasi effetto.”

Andy Warhol, biografia, stile e citazioni

Orange Car Crash, 1964

Immagini scioccanti come quella di “Orange Car Crash” vengono coperte da un sottile strato di vernice trasparente per cercare di velare la drammaticità dell’evento raffigurato.
Un altro aspetto poco conosciuto del padre della Pop Art è quello della selezione di immagini presso varie agenzie fotografiche che l’artista sceglie accuratamente per poter trasmettere una percezione differente da quella offerta generalmente dai mass media. Un esempio emblematico è quello della serie di ritratti fotografici di Jacqueline Kennedy, icona dell’eleganza, di cui l’artista offre il lato umanamente fragile dopo la perdita del marito. E quella freddezza con cui i mass media ritraggono la donna perde con Andy quell’impersonalità che rende il personaggio distante dalla nostra conoscenza.

Andy Warhol, biografia, stile e citazioni
Non esistono mezze misure riguardo l’arte di Andy Warhol: o si ama o si detesta.
Ma forse quel sentimento di rigetto provato da molti deriva dal voler inconsciamente celare a sé stessi di essere vittime di una società vuota e superficiale che crea continuamente icone da consumare e da buttar via. E in quella riproduzione ossessiva dell’artista affiora la consapevolezza di quell’angosciante nulla che imprigiona l’esistenza di chi non si accorge nemmeno della società che lo circonda.
Di seguito alcune citazioni di uno degli artisti contemporanei più discussi del secolo scorso.

Andy Warhol, biografia, stile e citazioni
Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo per 15 minuti.
***
Ho un aspetto tremendo, e non bado a vestirmi bene o a essere attraente, perché non voglio che mi capiti di piacere a qualcuno. Minimizzo le mie qualità e metto in risalto i miei difetti. Eppure c’è lo stesso qualcuno a cui interesso: ne faccio tesoro e mi chiedo:”Che cosa avrò sbagliato?”
***
Non sono più intelligente di quanto sembri.
***
Dal momento che non ho mai saputo cosa mi stava succedendo, adoravo leggere gli articoli dei giornali su di me.
***
Deve essere interessante avere un sesso diverso, ma credo che possa essere eccitante anche tenersi quello che si ha.
***

Andy Warhol, biografia, stile e citazioni
Ho quella disperata sensazione che niente abbia senso. Allora decido di innamorarmi, ma è troppo difficile. Voglio dire, pensi costantemente a una persona ed è soltanto fantasia, non è reale, e poi diventa una cosa così coinvolgente, devi vederla di continuo e va a finire che è un lavoro come un altro.
***
Ignoro dove l’artificiale finisce e cominci il reale.
***
Io porto la mia macchina fotografica ovunque vada. Avere un nuovo rullino da sviluppare mi dà una buona ragione per svegliarmi la mattina.
***

Io non vado mai a pezzi perché non sono mai tutto intero.
***
Andy Warhol, biografia, stile e citazioni

L’amore e il sesso stanno bene insieme, e va anche bene il sesso senza amore, e l’amore senza il sesso. Sono l’amore e il sesso individuali che vanno male.
***

La vita è troppo breve per prendersela per uno stupido errore.
***

Non mi piacciono gli assegni. Ho più l’impressione di comprare se pago con i soldi.
***

Le masse vogliono apparire anticonformiste, così questo significa che l’anticonformismo deve essere prodotto per le masse.
***

Andy Warhol, biografia, stile e citazioni

L’idea dell’America è meravigliosa perché più una cosa è uguale e più è americana.
***

Preferisco avere una cosa subito, o sapere di non poterla avere così non ci devo pensare. Per questo certi giorni vorrei essere molto vecchio, così non dovrei pensare di diventare vecchio.
***

Se raccogliessero tutte le frasi che ho detto capirebbero che sono un idiota e la smetterebbero di farmi domande.
***

Truman Capote dice che può avere chiunque voglia. Io non voglio chiunque posso avere.
***

Vorrei una pietra tombale senza iscrizioni di sorta. Nessun epitaffio, neppure il nome. Anzi no, mi piacerebbe che fosse scritto sopra “finzione”.
***

Sono certo che guardandomi allo specchio non vedrei nulla. La gente dice sempre che sono uno specchio, e se uno specchio si guarda allo specchio che cosa può trovarci?
***

Andy Warhol, biografia, stile e citazioni
Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare.
***
Un amore immaginario è molto meglio di un amore reale. Non fare sesso è molto eccitante.
***
La cosa migliore di una fotografia è che non cambia mai, anche quando le persone in essa lo fanno.
***
Finiamo sempre col partire abbracciando la persona sbagliata.
***
Non è che se non si crede a niente, non c’è niente. Bisogna trattare il niente come se fosse qualcosa.
***
Spendere è molto più americano di pensare.
***

Andy Warhol, biografia, stile e citazioni
Il sesso è più eccitante sullo schermo e tra le pagine che tra le lenzuola.
***
Credo che negli anni Sessanta la gente abbia dimenticato cosa dovessero essere le emozioni. E da allora non se lo è più ricordato.
***
Uno è compagnia, due è folla e tre è un party.
***
Si finisce sempre per dare il bacio della buonanotte alla persona sbagliata.
***
L’elezione presidenziale è troppo stupida per stare a guardarla. Si vede Ronald Reagan in quei quartieri con i poveri e ti sembra di sentirlo dire: «Oh, mio Dio, cosa sto facendo qui?». Ma i suoi capelli sono veramente belli. Alla mia TV sembrano autentici, non tinti.
***
Si dice sempre che il tempo cambia le cose, ma in effetti devi essere tu stesso a cambiarle.
***
N.B. Le immagini ( tranne ovviamente la mia 😉 ) e il video sono stati reperiti nel web e quindi considerati di pubblico dominio. Qualora si ritenesse che possano violare diritti di terzi, si prega di scrivere al seguente indirizzo lacapannadelsilenzio@yahoo.it e saranno immediatamente rimossi.

 

 

Digiprove sealCopyright secured by Digiprove © 2015

4 Comments

  • giocutor says:

    Non ho ancora capito bene se Warhol contestasse la società americana o se fosse semplicemente un astuto calcolatore 🙂

    • lacapannadelsilenzio says:

      Artista estremamente complesso, Andy Warhol probabilmente voleva semplicemente mostrare l’omologazione della produzione di massa e la nostra assuefazione a quel pensiero unico oggi divenuto tristemente la norma. Ma si tratta di una mia interpretazione, forse solo chi ha conosciuto veramente l’animo di Andy è in grado di dare una risposta. La sua vita privata è alquanto misteriosa. E non pochi sono i detrattori della sua arte.

  • […] sente la mancanza. Se non esistono serialità di immagini ripetute in modo ossessivo realizzate da Andy Warhol, sicuramente è accaduto perché il maestro della Pop Art era già deceduto quando è scoppiata la […]

  • […] molti hanno definito kitsch senza riuscire a definire cosa sia veramente l’arte. Lo stesso Andy Warhol afferma che «se i quadri della Keane piacciono molto devono necessariamente avere  un valore […]

Leave a Reply