La “Nouvelle Vague” _ La sfida dei francesi contro il cinema borghese

«Perché bisogna sempre parlare? Io trovo che spesso si dovrebbe tacere, vivere in silenzio. Più si parla meno le parole hanno significato.» Jean-Luc Godard

La Nouvelle Vague

Jean-Luc Godard

Durante gli anni ’50 il cinema statunitense, con i suoi modelli stereotipati che vedono la netta contrapposizione tra buoni e cattivi, colpi di scena e scontato lieto fine con il trionfo del bene sul male, invade le sale cinematografiche europee.
Tale fenomeno infastidisce non poco alcuni intellettuali francesi il cui modus operandi dei cineasti americani, schiacciato da schemi convenzionali che poco spazio lasciano all’interpretazione realista della vita, viene duramente criticato e considerato banale e poco propenso alla crescita culturale dello spettatore.
Questi giovani ribelli non bocciano in toto il cinema americano, ma raccolgono la sfida lanciata da Orson Welles, che con il suo capolavoro “Quarto Potere“, riesce a lanciare un segnale incisivo al cinema classico hollywoodiano.
Nasce così in Francia quella corrente eversiva che investe la cosiddetta “Settima Arte” definita la “Nouvelle Vague” ( La Nuova Onda).
Una generazione, così come definita da uno dei suoi massimi esponenti, François Truffaut, «di cineasti che hanno deciso di fare film dopo aver visto Quarto Potere.»
Il termine “Nouvelle Vague” viene coniato nel 1957 dal periodico francese “L’Express” in riferimento ad un’ondata travolgente di proteste giovanili contro la politica di colonizzazione algerina che investe la Francia di quel periodo.
I registi ribelli associati a quel malcontento generale avevano fondato qualche anno prima (1951) la rivista “Cahiers du cinema” (“Quaderni di cinema“) in cui veniva affermata la funzione del cinema che, secondo il loro punto di vista, per essere degno di tale nome, doveva essere in grado di svincolarsi dal linguaggio classico e approfondire tematiche sociali, esistenziali e politiche.
La nascita della Nouvelle Vague si manifesta con la ricerca di un linguaggio nuovo volto a suscitare riflessioni nello spettatore. È un cinema lento che scruta con attenzione e senza moralismi di alcuna sorta l’inafferrabile e scostante animo umano.

La Nouvelle Vague

“Jules e Jim” di François Truffaut (1962) con Henri Serre, Jeanne Moreau, Marie Dubois e Oskar Werner

Un cinema che indugia sui paesaggi, sulle luci e sulle ombre, sulle passeggiate silenziose, sugli sguardi e il non detto.
Il cinema viene così inteso come sublimazione di una ricerca artistica, non necessariamente dotata di una struttura narrativa ben delineata ed il finale si libera da quella ferrea regola dell’Happy End; un film può anche chiudersi con una scena priva di elementi in grado di far prevedere il percorso successivo, così come accade nella vita.
La nostra vita, d’altronde, è in continua evoluzione e nessuno di noi è in grado di poter prevedere gli eventi che seguiranno un singolo istante.
Il racconto diventa dunque un mero pretesto usato come mezzo per focalizzare l’attenzione verso quei dettagli, spesso invisibili ai nostri occhi distratti, e verso quello smarrimento dell’uomo contemporaneo, scaraventato in una società industriale e tecnologica che sottrae tempo alla vita.

La “Nouvelle Vague” supera così i canoni estetici tradizionali ed eleva finalmente il cinema ad arte ponendo le basi a quel cinema moderno, tutt’oggi chiamato “indipendente”, spesso bistrattato e poco distribuito perché sopraffatto dall’industria cinematografica americana o dal disinteresse della massa che cerca lo svago di un paio di ore e non vuole soffermarsi a riflettere.
Tra i registi che più rappresentano quel nuovo modo d’intendere il cinema bisogna menzionare tra i già citati Jean-Luc Godard e François Truffaut, anche Éric Rohmer, Alain Resnais, Louis MalleJacques Rivette e Claude Chabrol.

La Nouvelle Vague
Il loro profondo amore per il cinema ed una coscienza critica alquanto elevata fanno sì da tramutare la loro passione in un lavoro che rivoluzionerà la storia del cinema.
Immensa la produzione dei suddetti registi ed operare una sintesi esaustiva di un movimento di così vaste proporzioni è un’impresa quasi impossibile e di certo non è nelle mie intenzioni fornire un elenco completo della filmografia di quel periodo, facilmente reperibile nel web.
Segnalerò quelli che a parer mio sono i più rappresentativi per poter così comprendere la rivoluzione attuata dalla “Nouvelle Vague” che, con lunghe inquadrature, brusche interruzioni, narrazioni discontinue, significativi silenzi e fitte conversazioni, desidera che lo spettatore si accosti attraverso il cinema alla vita reale, senza lasciare spazio alcuno all’illusione.

Nouvelle Vague
La vita è tutt’altro che un percorso facile e non è affatto scontato che il bene trionfi sul male, anzi, se vogliamo proprio essere sinceri, nella realtà il contrario è la norma e le ombre sul nostro animo non sono proprio invisibili. Non esistono individui bianchi o individui neri. L’uomo è un essere che non può essere schematizzato e il concetto del bene e del male è soggettivo.
Un film imperdibile che ben rappresenta l’irrompere della Nouvelle Vague è “Fino all’ultimo respiro” di Jean-Luc Godard ( 1959).

La Nouvelle Vague

Jean Paul Belmondo nel ruolo di Michel e Jean Seberg è Patricia in una scena del capolavoro di Godard “Fino all’ultimo respiro” (A bout de souffle)

Nel film, in cui viene narrata la storia di Michel, un gangster che vive di espedienti, donne e aggressioni, si nota già dalla prima scena la rivoluzione attuata dalla Nouvelle Vague; il dettaglio di un quotidiano che lentamente si abbassa mettendo in primo piano il viso di Michel annienta il modo classico di fare cinema con un montaggio flemmatico e caotico e una Parigi ovattata. L’uomo si specchia nel poster di Humphrey Bogart e ne ripete il gesto di passarsi il pollice sopra le labbra rimandando al cinema classico ed indicando sottilmente la fine di modelli estetici ormai obsoleti. Ruba una macchina a Marsiglia e si dirige verso Parigi, causando durante quel tragitto la morte di un poliziotto e rivolgendosi in modo insolito allo spettatore con le seguenti parole: «Se non vi piace il mare, se non vi piace la montagna, se non vi piace la città: andate a quel paese.»

La Nouvelle Vague
Un film innovativo, sfacciato e irriverente ambientato per lo più in una Parigi dai viali tremanti, piccole strade e appartamenti polverosi in cui si consuma la storia d’amore tra Michel e Patricia, studentessa americana che lo tradirà consegnandolo alla polizia e alla morte. Emblematica la conversazione serrata tra i due amanti, dopo che lei scopre il passaporto falso del giovane e si sofferma a parlare di letteratura e dolore. Bacia poi il suo amante che le dice di voler solamente morire. Michel morirà colpito alla schiena e lui inquadrato in primo piano fissa la telecamera e pronuncia delle parole forse indirizzate alla sua amante o forse alla vita: «Sei proprio schifosa».

Godard infrange le solite convenzioni del cinema con digressioni, riprese a luce naturale, telecamera a spalla e toni leggermente insolenti donando delle immagini potenti che ancora oggi campeggiano nella mente degli spettatori di un cinema non commerciale. E finalmente un film si conclude lasciando un dubbio nel primo piano di una Seberg che imita il gesto del suo amante e va via.
La Nouvelle VagueUn film senza eroi, un protagonista senza ideali romantici e che percepisce l’insensatezza della vita quasi con gusto autodistruttivo, seguendo i suoi istinti criminali e caratterizzato da “jump cut“, ovvero sbagli volontari del regista volti a produrre dei salti di scena sottolineando momenti visivi e narrativi slegati all’evoluzione del racconto.
Le inquietudini dell’esistenzialismo di sartriana memoria emergono in quello che tutt’oggi viene considerato il “Manifesto della Nouvelle Vague” con le sue inquadrature che riprendono i personaggi nella loro genuina quotidianità. carica di ansie e ricerca di un significato della vita.
Un altro film degno di menzione è “I quattrocento colpi“, anch’esso realizzato nel 1959 e diretto da François Truffaut.
La trasgressione di Truffaut è qui ridimensionata rispetto al film di Godard e si traduce in scene in cui dei due protagonisti di una conversazione ne viene solo mostrato uno e dell’assente nell’inquadratura se ne sente solo la voce per far sì che l’attenzione dello spettatore si focalizzi sul protagonista rafforzandone l’empatia.
Nella figura del piccolo Antoine, ribelle e inquieto con una famiglia quasi inesistente alle spalle, poco assiduo nel frequentare la scuola, amante del cinema e con il sogno di vedere il mare s’intravede l’animo dello stesso Truffaut.

La Nouvelle Vague

Jean-Pierre Leaud nel ruolo di Antoine nel capolavoro di Truffaut “I quattrocento colpi”

Calpestato da una famiglia indifferente concentrata solo su se stessa e che gli rivolge la parola solo per chiedergli di adempiere a certe incombenze quotidiane, a causa di un furto sarà rinchiuso in un riformatorio. Ma proprio da quell’istituto di correzione giungerà l’opportunità del ragazzo di effettuare quel tuffo liberatorio nel mare della vita.
Ed in quella fuga dal riformatorio, in cui il regista parigino indugia a lungo su quella simbolica corsa verso il mare esplode la grandezza della Nouvelle Vague. Nei capelli accompagnati dal vento lo sguardo di Antoine si può finalmente smarrire liberamente verso un futuro privo di rigide regole e banalità convenzionali.

La Nouvelle Vague
E quando giunge finalmente a realizzare il sogno di vedere il mare, Antoine si ferma su una spiaggia e la macchina da presa del regista lo riprende dall’alto: inizialmente quasi non s’intravede più il ragazzino, poi la macchina da presa piano piano gli si accosta sempre di più e si ferma inquadrandone la mezza figura che si eleva fieramente su un mare sprigionante un inebriante profumo di libertà. La stessa libertà del nuovo cinema francese, a basso costo, senza alcun effetto speciale e carico di una magia che il cinema americano di quel periodo non riesce ancora nemmeno ad ipotizzare.

Ma l’influenza di questo genere di cinema investirà in seguito le pellicole indipendenti di tutto il mondo.
Un altro film che ben simboleggia la Nouvelle Vague, è “Hiroshima mon amour” di Alain Resnais, cineasta che attraversa marginalmente tale movimento, ma che apporta delle modifiche significative al nuovo linguaggio cinematografico inseguito da quella nuova onda francese. Il film uscirà nello stesso anno dei due menzionati prima e racconta la storia dell’amore impossibile tra una donna francese segnata dalla morte, avvenuta dinnanzi ai suoi occhi di un soldato tedesco di cui si era innamorata, ed un architetto giapponese trafitto irrimediabilmente dal ricordo della bomba atomica.

La Nouvelle Vague

Emmanuelle Riva ed Eiji Okada in una scena del film “Hiroshima mon amour” di Alain Resnais

Entrambi sposati e apparentemente sereni, trascorrono una notte insieme e riemergono in entrambi i segni di quella disperazione celata nel loro animo. Ma in quel loro liberarsi insieme del passato riescono a riprendere in mano il presente con la consapevolezza che la vita debba comunque andare avanti.
In un ritmo ipnotizzante il regista introduce una poetica mescolanza visiva di ricordi ed episodi vissuti o semplicemente frutto di fantasia, simboli di una liberazione dell’inconscio che si svincola dalle regole della narrazione tradizionale classica.

Nouvelle Vague

La vasta produzione di film riconducibili a questa corrente riscuote un grande ma effimero successo in Francia, mentre a livello internazionale tale fenomeno suscita un grande interesse e le tre opere da me menzionate diventeranno un punto di riferimento per i giovani registi europei e canadesi facendo così assumere alla Settima Arte un volto nuovo e rivoluzionario per quelle tematiche universali che si distanziano da un cinema inteso per lo più come un banale mezzo d’intrattenimento.
L’impronta lasciata dalla Nouvelle Vague non lascia indifferenti quei registi che desiderano instaurare una relazione mistica con il grande schermo e che non vedono nella realizzazione di un film solo la sceneggiatura o il cast o effetti speciali strumenti necessari a creare una vera e propria opera d’arte. Il regista assume un ruolo differente, diventa uno “scrittore di cinema” che, attraverso il mezzo visivo, comunicativo e stilistico, si rende facilmente riconoscibile sin dalla prima scena, catturando nello stesso tempo quello “splendor del vero” inseguito da Godard.
Lo stile di quei giovani e ribelli registi influenzerà notevolmente anche il cinema statunitense che con registi del calibro di Robert Altman, Francis Scott Coppola, Brian De Palma e Martin Scorsese daranno alla luce quei capolavori del cinema degli anni ’70 ispirati alle pellicole della Nouvelle Vague.
Di seguito alcune citazioni dei grandi registi di quell’indimenticabile movimento.

La Nouvelle Vague

La televisione non è fatta per comunicare, è fatta per trasmettere degli ordini. Jean-Luc Godard
***
Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell’infanzia.
François Truffaut
***
È ora di smetterla di fare film che parlano di politica. È ora di fare film in modo politico. Jean-Luc Godard
***
I film che vogliono trasmettere un messaggio mi fanno ridere. Claude Chabrol
***

Nouvelle Vague

“Il disprezzo”, Jean-Luc Godard

Il cinema non è un mestiere. È un’arte. Non significa lavoro di gruppo. Si è sempre soli; sul set così come prima la pagina bianca. E per Bergman, essere solo significa porsi delle domande. E fare film significa risponder loro. Niente potrebbe essere più classicamente romantico. Jean Luc-Godard
***
Non esistono nuove onde, c’è solo il mare. Claude Chabrol
***
Come si scopre di essere innamorati?
Si è innamorati quando si comincia ad agire contro il proprio interesse. François Truffaut
***

La Nouvelle Vague

“Il raggio verde” di Eric Rohmer

La stupidità è infinitamente più affascinante dell’intelligenza. Claude Chabrol
***
Quando si riesce ad alternare l’umorismo con la malinconia, si ha un successo, ma quando le stesse cose sono nel contempo divertenti e malinconiche, è semplicemente meraviglioso. François Truffaut
***
L’arte è ciò che vi permette di voltarvi indietro e di rivedere Sodoma e Gomorra senza morire. Jean-Luc Godard
***
Per me la vera educazione sta nell’insegnarvi a far buon uso della libertà. Louis Malle
***
[…] estraendo le inquadrature in questo modo [con il piano-sequenza] si fa a meno del montaggio. Basta metterle una dopo l’altra. I tecnici che hanno visto la proiezione dei “giornalieri” hanno visto più o meno quello che ha visto il pubblico. Inoltre ho girato le scene nell’ordine. Non c’è stato neppure missaggio. Il film è una serie di blocchi. Basta prendere le pietre e metterle una accanto all’altra. Tutto sta nel prendere al primo colpo la pietra giusta. L’ideale per me sarebbe di ottenere subito quel che serve, senza ritocchi. Se ce n’è bisogno vuol dire che il film è sbagliato. L’immediato è il caso. E nello stesso tempo è definitivo. Quello che voglio è il definitivo per caso. Jean-Luc Godard
***

Nouvelle Vague

Anna Karina, “La donna è donna” di Jean-Luc Godard

Gli appassionati di cinema sono persone malate. François Truffaut
***
La globalizzazione culturale è una forma di totalitarismo; la tv è totalitarismo, le persone che stanno 4 ore al giorno davanti la tv sono vittime del totalitarismo. […] le cinematografie nazionali non esistono quasi più. Decenni fa invece sono esistite e sono state il simbolo dell’identità nazionale del loro paese, penso al cinema tedesco prima di Hitler, a quello russo del ’17, al cinema italiano e francese del dopoguerra. La scoperta del cinema, per quelli della mia generazione, è stata la Cinemateque di Parigi diretta da Langlois, ci ha fatto vedere film, scoprire altri mondi che pittura e letteratura non ci avevano fatto conoscere. Era la Nouvelle Vague. Ora i tempi sono altri. Jean-Luc Godard
***
Tutti coloro che scrivono sono un po’ matti. Il punto è rendere interessante questa follia. François Truffaut
***
Devi trovare la chiave di volta per far funzionare il tuo lavoro. Louis Malle
***
La lavorazione di un film somiglia al percorso di una diligenza nel Far West: all’inizio uno spera di fare un bel viaggio, poi comincia a domandarsi se arriverà a destinazione. François Truffaut
***
La mia lotta particolare è la lotta contro il cinema americano, contro l’imperialismo economico ed estetico del cinema americano che manda in rovina il cinema mondiale. Jean-Luc Godard
***

La Nouvelle Vague

“Questa è la mia vita” di Jean-Luc Godard

N.B. Le immagini e i video sono stati reperiti nel web e quindi considerati di pubblico dominio. Qualora si ritenesse che possano violare diritti di terzi, si prega di scrivere al seguente indirizzo lacapannadelsilenzio@yahoo.it e saranno immediatamente rimossi.

Digiprove sealCopyright secured by Digiprove © 2015

5 commenti

Lascia un commento