Io sono di legno – Giulia Carcasi

io sono di legnoIo sono di legno“, secondo romanzo della giovane scrittrice Giulia Carcasi, si snoda nell’arco di un breve periodo di tempo, delineando due esistenze differenti, complesse e che si osservano con attenzione usando uno strumento inusuale per comunicare, pur vivendo nella stessa casa: la parola scritta.
Le due figure femminili protagoniste della storia hanno in comune uno dei legami più forti e complessi che vi siano: il legame di sangue. E qualcos’altro le accomuna: l’incapacità di comunicare tra loro.
Giulia e Mia, rispettivamente madre e figlia, sono due donne bambine che hanno costruito una corazza inespugnabile per paura di mostrare la propria interiorità.
Il silenzio sovrasta crudelmente la casa in cui vivono e le poche frasi scambiate tra madre e figlia sono ridotte all’essenziale. Giulia non riesce più a tollerare quell’atmosfera stagnante che le opprime e decide di commettere un atto deprecabile, giustificando l’ineluttabilità di tale gesto: «Non si leggono i diari, non ci s’infila nei pensieri dei figli…Scusami, ma la tua bocca è chiusa, Mia. E come faccio a capirti se non ti scippo i pensieri dalla carta.» Viola i segreti più intimi della figlia perchè non vuole più perdere tempo, vuole abbattere quel muro di segretezza e di frasi rabbiose lasciate a metà. E ritiene di essere ancora in tempo per farlo. E proprio lei, “una donna dai brividi immobili”, una donna che non ama scrivere e che considera tale atto simile allo “spogliarsi di fronte a qualcuno, lasciarsi guardare così, nudi e in piedi, pieni di difetti di carne”, decide di lasciare delle lettere alla figlia, ritenendolo un atto dovuto per sbriciolare quel maledetto ingranaggio che, prepotentemente insinuatosi, preclude ogni possibilità di conoscersi. io sono di legnoLa prima corteccia che comincia a scalfirsi è proprio quella della madre.
E mentre Mia, diciottenne ribelle, trascorre la sue notti tra discoteche, sigarette, corse in motorino e storie di sesso con uomini senza nome appena conosciuti e di cui non vede l’ora di lasciarne il letto, Giulia comincia a scrivere delle lettere alla figlia.
«Se non le racconto i miei errori non li ripeterà, pensavo.
E invece li stai facendo lo stesso…»
«
Tu conosci una donna che parla solo di cose da fare e ha la voce dei dischi graffiati, una donna senza amore e senza amore sei anche tu.
Ma vedi, nella storia di ogni persona c’è una diga.
Da una parte, l’acqua che cresce e scalcia ed è energia.
Oltre lo sbarramento, la terraferma.
Tu di me sai la terraferma.
E allora ti racconto l’acqua che non hai visto.»
E quell’acqua, imprigionata per troppo tempo, comincia a straripare inesorabilmente. Un’inondazione necessaria e dolorosa che implica il prezzo di una verità molto difficile da accettare per poter forse stabilire un incontro tra madre e figlia che vada oltre la parola scritta. Per cacciar via finalmente quel fardello di cose non dette che faticano ad uscire e trovano sfogo solamente nelle aspre parole contenute nel diario di Mia e nelle sofferte e commoventi lettere della madre.
«La verità è bicolore. Non ci stanno tinte di mezzo, non ci stanno i compromessi del grigio, il carnevale del blu, del rosso e del giallo. L’ho imparato quando ho messo a stendere le parole nere sul foglio bianco e la verità le ha asciugate.»
Attraverso quelle lettere Giulia spinge la figlia a liberarsi dalla paura di amare e di intraprendere un cammino senza guardarsi i piedi, anche se comporta il rischio di inciampare una, due, tre e innumerevoli altre volte.
io sono di legnoMadre e figlia scoprono di essere entrambe “di legno”, ma nel momento in cui si svela loro tale similitudine comprendono di non esserlo più.
Sorprende la capacità introspettiva della giovane scrittrice e non riesce difficile immedesimarsi nei personaggi perchè, più spesso di quanto pensiamo, siamo immobilizzati dal nostro essere di legno, ognuno di noi con il proprio bagaglio di delusioni, dolori e difficoltà di comunicare i nostri sentimenti. E l’apparente silenzio della parola scritta può aiutarci a liberare il nostro io e a proseguire il cammino, anche se consapevoli di incespicare ancora una volta, anche se può comportare qualche lacrima. Perchè, anche se “il legno è tosto, sotto l’acqua può ammorbidirsi.
Il romanzo travolge dalla prima pagina e si legge in poche ore, ma con la consapevolezza di rileggerlo ancora una volta per poter assaporare con calma quel dialogo indiretto tra madre e figlia, caratterizzato da frasi semplici ma ricche di profonde metafore.

Incipit:
Questa storia comincia di domenica e non poteva cominciare in un altro giorno. La domenica per te è un avanzo di settimana, per me è una zingara che fruga tra scatoloni e panni usati, che cerca roba ancora buona in mezzo a quello che è stato buttato via.

( Le immagini sono state reperite nel web )

 

 

 





 

 

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