Io e Dewey

Io e DeweyÈ il 18 gennaio del 1988, e a Spencer, cittadina dell’Iowa che conta meno di dodicimila abitanti, comincia un lunedì mattina come tanti altri preceduto da una notte gelida in cui la temperatura aveva toccato i nove gradi sotto zero.  La direttrice della biblioteca, Vicki Myron, una madre single, si reca infreddolita al lavoro e prepara un caffè per riscaldarsi. La vicedirettrice controlla la cassetta di restituzione dei libri, in cui spesso la gente introduce anche spazzatura, sassi e palle di neve, ma quella mattina sente un insolito rumore e avverte immediatamente Vicki. Dentro la cassetta, raggomitolato in un angolo, c’è un micino tremante di appena otto settimane. Vicki cerca in tutti i modi possibili di riscaldarlo con il tepore del suo corpo, ma invano. Decide insieme alla vicedirettrice di fargli un bagno caldo e lo sfrega delicatamente. Il piccolo comincia a fare le fusa. La donna lo asciuga con il phon e si accorge, dopo averlo messo sopra un tavolo, che i cuscinetti delle zampette sono congelati.
Chi poteva aver commesso un atto così infame? Abbandonare durante il fine settimana una creatura indifesa dentro un freddo contenitore di metallo, ben consapevole che avrebbe potuto morire assiderato a causa delle rigide temperature, è da considerarsi un gesto ingiustificabile. Ma Vicki e gli altri impiegati della biblioteca, non perdono tempo a porsi domande su chi avesse infilato quel micino nella cassetta e prendono la decisione di tenerlo lì con loro, prodigandosi subito per trovare tutto il necessario per farlo vivere in modo confortevole.
Così comincia la storia di Dewey, soprannominato “il gatto della biblioteca“, e che rende famosa la cittadina di Spencer in tutti gli Stati Uniti.
Non tutti i frequentatori abituali della biblioteca mostrano inizialmente entusiasmo per la scelta effettuata, ma i sorrisi dei bambini e le carezze dei gattofili, rincuorano la direttrice, di certo non sorpresa dalle reazioni di alcuni individui preoccupati delle conseguenze sulla salute dei bambini e delle donne in gravidanza.
Ogni mattina il piccolo Dewey “Read More Books” ( Leggi più libri), attenderà puntualmente davanti la porta della biblioteca la donna che lo ha salvato e l’accompagnerà per tutta la giornata lavorativa.
io e deweyE Dewey, il piccolo trovatello rosso sopravvisuto miracolosamente, riesce ad incrementare l’afflusso di lettori nella biblioteca di Spencer, incuriositi da quell’insolita presenza e affascinati dal temperamento mite del gatto.
Dotato di un’enorme sensibilità, caratteristica comune a tutti questi piccoli felini, è in grado di individuare immediatamente la persona che ha più bisogno di quell’affetto che spesso noi umani non siamo in grado di trasmettere.
Un giorno focalizza la sua attenzione verso una ragazzina disabile dallo sguardo spento che, ostinatamente rinchiusa nel suo misterioso mondo, non lo degna nemmeno di uno sguardo.
Vicki aveva già avuto modo di osservarla prima dell’arrivo di Dewey, quando gli insegnanti una volta la settimana portavano i ragazzini problematici in biblioteca. E fino al giorno in cui il suo amico non si avvicina alla piccola in carrozzella, era convinta che fosse muta. Quel fatidico giorno, Dewey salta sul vassoio su cui la ragazzina porge sempre lo sguardo e lei comincia a strillare di gioia. Lui non si allontana impaurito; comprende che quello è il suo modo di comunicare. Da quel momento Dewey non manca all’appuntamento con la piccola e le sta accanto, dispensandola di fusa e testate.
Crystel, questo il nome della bambina che non aveva mai alzato il suo sguardo opaco dal vassoio, solleva la testa e, con l’aiuto della sua insegnante, accarezza il gatto. I suoi occhi s’illuminano ogni giorno di più e, quando vede Dewey, inizia a vocalizzare per attirare la sua attenzione.
io e dewey« Una settimana », così racconta Vicki, « mentre i bambini si preparavano per andarsene, presi Dewey dal vassoio di Crystal e glielo infilai nel cappotto. Lei ammutolì, fissandolo estasiata. Anche Dewey era felice, aveva un petto tiepido su cui appoggiarsi ed era una persona che amava…»
« Tutti i bambini già a bordo, ma Dew
ey e Crystal ancora lì dove li avevamo lasciati, uno contro l’altro. Quel sorriso, quel momento erano magici.
Non riesco a immaginare la vita di Crystal. Non so come si sentisse o cosa facesse quando era fuori dalla biblioteca, ma di sicuro tutte le volte che si trovava con Dewey era felice, di quella felicità totale che pochissimi di noi riescono a provare. E lui l’amava per questo. Non è forse un’eredità degna di ogni gatto, o essere umano? »
Dewey riesce a recare conforto agli animi più affranti e solitari, e diventa così il simbolo di Spencer, un membro della comunità a tutti gli effetti e un dipendente della biblioteca con un istinto speciale che lo porta a far sentire amati tutti i visitatori ed in particolar modo coloro che trascorrono lì dentro qualche ora solamente per avere un po’ di compagnia.
Come tutti i gatti ama essere accarezzato con delicatezza e stringe una forte amicizia con un senzatetto che si reca ogni giorno in biblioteca solamente per coccolare Dewey. Il gatto adora il tocco gentile di quella mano.
« Lo prendeva in braccio e se lo metteva sulla spalla, e Dewey gli faceva le fusa per venti minuti, aiutandolo a togliersi di dosso per un po’ il pesante fardello dei suoi pensieri.»
io e deweyDiciannove anni trascorsi in mezzo ai libri, a esseri umani di vario genere o a casa della sua amica Vicki, quando la biblioteca è chiusa, si snodano piacevolmente in un libro che in poche ore ci trasporta in una storia toccante e impossibile da dimenticare. Una storia in grado di riscaldare il cuore anche a chi non nutre un grande amore per i gatti e che, grazie a questo libro, potrà meglio conoscere questi esseri speciali.
Il libro non si limita a parlare di Dewey, narra anche la storia della direttrice della biblioteca, donna coraggiosa che affronta le difficoltà e i dolori della sua vita con forza. La sua esistenza non è facile:deve crescere una figlia da sola e più volte la vita le impone prove difficili da affrontare. Ma lei riesce sempre a guardare avanti impendendo alla sofferenza di annientarla.
E Spencer, una comune cittadina degli Stati Uniti, viene delineata in profondità facendoci immergere nella bellissima realtà comunitaria dei tipici paesini americani in cui si cerca sempre di aiutarsi nei momenti difficili.
Ma Dewey è il protagonista assoluto di questa storia autobiografica, sempre presente nella vita degli umani che lo hanno salvato e accolto amorevolmente, e pur non parlando il nostro linguaggio, riesce a capire gli stati d’animo delle persone che ama ed in particolar modo di colei che considera la sua “mamma” e quando ne percepisce la tristezza, le poggia la testa addosso e si mette in braccio.
Il gatto migliora la vita di chi ha la fortuna di conoscerlo ed apprezzarlo per quasi vent’anni…Una lunga vita per un gatto, troppo breve per i nostri parametri, ed anche per Dewey giunge il momento in cui è costretto a raggiungere quel posto straordinario che abbiamo avuto bisogno di inventare per consolarci del dolore della perdita dei nostri piccoli amici: Il Ponte dell’Arcobaleno, il paradiso degli animali.

Dewey lascia un vuoto incolmabile non solo in Vicki, ma in tutta la cittadina di Spencer.
In sua memoria è stata realizzata una scultura da Heather Johnson Beary, e molti sono i turisti che si recano a Spencer per rendere omaggio a quel gatto meraviglioso.
io e deweyUn gatto che riesce a far avvicinare alla lettura tutti.
Adulti e bambini.
La sua riconoscenza nei confronti di chi gli ha salvato la vita è immensa.
E, quando giunge il momento di lasciare la terra, è la sua mamma ad accompagnarlo nel suo ultimo viaggio.
A lui Vicki dona queste bellissime parole: « Questa è la vita. Tutti noi finiamo tra le lame di un trattore di tanto in tanto e tutti ne riportiamo i segni, che siano tagli profondi o un lieve graffio. La cosa più importante è avere qualcuno che ci raccolga, che ci stringa forte e ci dica che va tutto bene.
Per anni sono stata convinta di aver giocato
questo ruolo con Dewey, pensavo che fosse quella la storia che avevo da raccontare. E in effetti quando Dewey ne ha avuto bisogno io ci sono stata, l’ho stretto tra le braccia e mi sono assicurata che andasse tutto bene.
Ma questo è soltanto un frammento della realtà.
La pura verità è che per tutti quegli anni, nei giorni duri, nei giorni buoni e in tutti quelli dimenticati nelle pagine del libro della vita, è stato Dewey a tenermi tra le braccia, e lo fa ancora.
Quindi grazie, Dewey. Grazie. Ovunque tu sia. »
La fama di Dewey ha oltrepassato gli Stati Uniti conquistando il cuore di moltissimi lettori in tutto il mondo e diventando un clamoroso successo internazionale.
Io e deweyLa capanna consiglia questo libro a tutti e, anche se qualche calda lacrima scorrerà inevitabilmente sul vostro viso, la lettura di “Io e Dewey” riesce ad infondere un po’ di speranza in questo mondo spesso cinico e vi distoglierà per un po’ dalle bruttezze che propina ogni giorno.
Dobbiamo confessare che abbiamo tutti un disperato bisogno di ascoltare o leggere storie di questo genere e imparare sempre di più dai nostri piccoli fratelli che ci accompagnano nella nostra vita.
Ho letto che negli Stati Uniti hanno intenzione di realizzare un film sulla storia di Dewey che vedrà protagonista Meryl Streep. Non credo proprio sarà facile concretizzare un’impresa così ardua: il gatto non è un cane. È un animale imprevidibile e poco ubbidiente. Penso che sarà necessario usare qualche trucco al computer per il bene dello staff cinematografico e, soprattutto, per quello dell’eventuale gatto rosso prescelto per attuare tale trasposizione.
A differenza di quello che si potrebbe pensare, Io e Dewey non è un libro che esalta i benefici della “pet therapy”.
Si tratta solo di una storia vera che mostra quanto sia di considerevole importanza per noi esseri umani il rapporto con la Natura. Il contatto quotidiano con gli animali e con tutto ciò che di meraviglioso esiste in questa terra è necessario al nostro benessere.
Non dobbiamo mai dimenticare che anche noi siamo animali e ospiti di questa meravigliosa terra e soffocare questo bisogno può solamente recare danno alla nostra esistenza.
Vi proponiamo la visione di un video che racchiude la storia di Dewey, è in inglese, ma questo non si traduce nell’impossibilità di godere delle immagini di quel gatto fortunato. Chissà quanti “Dewey” non hanno avuto la stessa fortuna e sono morti di stenti silenziosamente.
Adottare un trovatello, oltre che un gesto di enorme generosità, è soprattutto un arricchimento della nostra vita.

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( Le immagini sono state reperite su Pinterest )

 

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