Imperdibile Istanbul: dieci itinerari di visita.

Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
E mentre passano gli uccelli
A stormi e stridii dall’alto
Le reti si ritirano dalle chiuse
I piedi di una donna sfiorano l’acqua
Ascolto Istanbul ad occhi chiusi.

Orhan Veli Kanik

Mentre mi preparo mentalmente a visitare Istanbul per la seconda volta, ho deciso di approfittare di questo mio piccolo spazio per segnalare a chi ha programmato un viaggio in questa incantevole città i dieci luoghi principali che meritano attenzione, sebbene perdersi nei meandri dell’affascinante metropoli turca sia un’esperienza imperdibile che richiede più di un frettoloso giro turistico. Ma si sa, ormai il tempo per viaggiare si è ridotto notevolmente e sempre più spesso dobbiamo limitarci a quegli itinerari di visita fondamentali per un primo approccio alla città, ripromettendoci di visitare certi luoghi del mondo, misteriosi e sorprendenti, più volte.
Istanbul è uno di questi. Crocevia di culture diverse che si sono compenetrate, Istanbul è una città unica e inimitabile. Impossibile sfuggire al suo fascino magnetico, frutto della successione di differenti culture e civiltà e della mescolanza di popoli che hanno contribuito a renderla una città ricca e preziosa in cui incontrare tutto e il contrario di tutto. Dalla vita brulicante di Sultanahmet delle abitazioni con le facciate di legno colorate e gli stretti vicoli in salita, basta prendere uno dei battelli che fanno la spola tra le rive del Bosforo, perché la città sveli un altro volto. Tra grattacieli, ristoranti di strada e raffinate terrazze di locali panoramici in cima ai palazzi, si scorge anche una città con villaggi in cui la vita scorre lentamente, senza affanni, così come accadeva nel passato.

Sultanahmet Camiisi.

E mentre si vaga nel cuore della Istanbul monumentale e di quella contemporanea, si vedono ragazze con il capo rigorosamente coperto che indossano abiti lunghi dai colori sobri, mescolarsi ad altre coetanee per nulla diverse dalle occidentali e che fumano il narghilè insieme agli amici. Una metropoli di quasi venti milioni di abitanti, in crescita esponenziale e con una popolazione giovanissima, in cui si può anche godere della vita notturna intorno alla İstiklal Caddesi che ospita quartieri bohémien, gallerie d’arte, cinema, teatri e negozi eleganti.

Avinguda d’Istiklâl. Foto di Josep Renalias.

In questa città divisa dal Bosforoin bilico tra Oriente e Occidente, è impossibile non restare travolti dal fascino dei colori, luci e profumi orientali inebrianti che invadono le strade. Istanbul ti dona una parte di sé per sempre. Impossibile trovare un aggettivo che possa descrivere il fascino di quell’indimenticabile tripudio di suoni, aromi, architetture, profumi e magici richiami dei muezzin all’imbrunire. Melodie ripetitive che sembrano provenire da un mondo che non esiste più. E la gentilezza di questo popolo straordinariamente accogliente si respira in ogni angolo della città, insieme ai numerosi cani e gatti “senza famiglia” che si aggirano indisturbati nei vari quartieri muniti di distributori automatici per i nostri amici a quattrozampe.

Uno dei tanti distributori automatici per cani e gatti a Istanbul.

Distributori che non si limitano solamente a dispensare acqua e croccantini, ma servono anche ad incentivare il riciclaggio della plastica. Alcuni di essi, infatti, vengono alimentati dalle bottiglie di plastica inserite dalla popolazione. Una città perfetta per noi amanti degli animali che possiamo anche godere della visita improvvisa di uno dei tanti gabbiani che affollano la città. Ma prima di segnalarvi i dieci itinerari imperdibili, condivido questa splendida poesia di Franca Colozzo dal titolo “I gabbiani di Istanbul“. Versi che accarezzano l’anima e ci introducono nella singolare e cangiante atmosfera di Istanbul.

I gabbiani di Istanbul” di Franca Colozzo.

Intrecciano voli i gabbiani,
frecce bianche e luminose 
nella sera che cala su Istanbul.

Sonnecchiano minareti e moschee 
nell’atmosfera brunita, 
velo teso da mano invisibile.

Un fremito leggero pulsa, 
una preghiera, una voce, 
alta e vibrante 
che invita alla moschea. 

È l’ora del silenzio, 
dell’uomo, di Dio…
Solo il canto s’ode,
solo questo resta…

I gabbiani fluttuano nell’aria 
come barche cullate da onde, 
dondolano lievi finché tace 
ogni litania, ogni voce.

 

Gabbiani in volo, neve sottile sul Bosforo e Santa Sofia – foto di Elisa Chisana.

 

Ecco i dieci luoghi che non dovete assolutamente perdervi.

1Sultanahmet Camii (La Moschea Blu).

Edificio di estremo fascino, la Moschea Blu può essere visitata gratuitamente ogni giorno, dalle 9.00 alle 17.00, esclusi i momenti di preghiera che mutano a seconda della posizione della luna.

Eccomi prima di accedere alla Moschea Blu.

Preceduta da un cortile rettangolare porticato, nel quale si apre un magnifico portale, è obbligatorio coprire il capo e togliersi le scarpe prima di entrarvi ed è consigliabile portare con sé un paio di calzini per questioni igieniche, sebbene all’uscita si possono tranquillamente lavare i piedi sotto un’apposita fontana. L’anno scorso abbiamo alloggiato in un albergo situato proprio in quel quartiere storico e quest’anno abbiamo deciso di ripetere l’esperienza: ritengo sia una delle zone più suggestive di Istanbul.
Da qualche anno non basta coprirsi il capo prima di accedere alla moschea; l’anno scorso mi hanno fornito degli accessori per poter coprire anche il resto del corpo.
Come in tutte le moschee camminerete scalzi su una soffice moquette rossa per perdervi tra cupole celestiali, lanterne dorate e l’adorabile silenzio dei fedeli in raccoglimento. E se esternamente si resta colpiti dalla cupola emisferica affiancata da quattro semicupole e ben sei minareti, dall’interno la bellezza di questa moschea lascia senza fiato.

Una parte della Moschea Blu vista dall’interno.

Oltre ventimila smaglianti piastrelle in ceramica di İznik, in cui predominano il verde, il turchese e il blu ne rivestono l’edificio e le finestre, circa duecentosessanta e intensamente colorate, consentono alla luce di entrare senza difficoltà, conferendo alla moschea un suggestivo effetto cromatico.
Una vera e propria opera d’arte la cui sacralità e bellezza è resa ancor più evidente dalle lampade che scendono dall’alto creando incantevoli cerchi di luce. La Moschea Blu o del Sultano Ahmet è stata realizzata da quest’ultimo di fronte ad un altro edificio da vedere assolutamente: la Moschea di Santa Sofia.

La Moschea Blu vista dall’esterno.

2. Aya Sofia (La Basilica di Santa Sofia).

Simbolo dell’architettura bizantina, la Basilica di Santa Sofia, nota anche come la Chiesa della Divina Sapienza, è un mirabile esempio di armonia e bellezza. Dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, la sua costruzione, avvenuta tra il 532 e il 537, è stata voluta dall’imperatore Giustiniano. Ritenuta la chiesa cristiana più importante di Costantinopoli, nel 1453, quando i turchi s’impadronirono della città, Maometto II Il Conquistatore ordinò che fosse convertita in moschea. Nel 1935, Atatürk decise di trasformarla in museo e di ripristinare completamente l’edificio affidando all’Istituto bizantino americano l’incarico di recuperare i mosaici che erano stati ricoperti nel ‘700 da uno spesso strato di imbiancatura.

Aya Sofya vista dall’esterno.

Oggi possiamo così ammirare, oltre alla maestosa cupola, circondata da quattro minareti, le decorazioni di quei bellissimi mosaici che erano stati nascosti, composti da circa trenta milioni di tessere a fondo dorato. La sensazione che ne deriva è quella di trovarsi dentro un antico scrigno intarsiato d’oro, riparato da cupole abbellite da merletti di pietra, con arredi, pietre preziose e mosaici di enorme pregio. La visita della basilica è a pagamento (circa 11 euro a persona) e da ottobre ad aprile è aperta dal martedì alla domenica dalle 9 alle 16.30, mentre da maggio a settembre l’orario pomeridiano è prolungato alle 19. Per evitare le lunghe file è meglio prenotare i biglietti in anticipo, e così poter ammirare questa sorprendente vetrina della cultura cristiana e islamica.

Una veduta della Basilica di Santa Sofia dall’interno.

3. Yerebatan Sarnici. (La Cisterna Basilica).

Imponente e vasta cisterna bizantina, sorta per stivare l’acqua in caso di assedio, la Cisterna Basilica è una delle mete più affascinanti della città, sebbene l’elevato flusso di visitatori abbia sottratto parte della sua atmosfera misteriosa e un po’ inquietante.

Una spettacolare veduta della Cisterna Basilica.

Più simile ad un contenitore segreto di tesori architettonici che ad una grande cisterna piena di carpe e altri pesci ben nutriti, è stata costruita durante il regno di Giustiniano dopo la cosiddetta “rivolta di Nika“.
Preparatevi ad ammirare 336 colonne alte otto metri, per lo più con capitelli corinzi e pietre scolpite, ma anche con altri stili provenienti da vari templi. Suddivise in dodici file da ventotto ciascuna, sostengono piccole volte di mattoni e si riflettono nelle acque sottostanti.

Alcune carpe nuotano nelle acque della Basilica Cisterna.

Si resta particolarmente colpiti dalle sculture di alcune colonne a forma di tronco d’albero e altre decorate con noduli, occhi e lacrime. Nella parte opposta rispetto all’ingresso si trovano due enigmatiche teste di Medusa capovolte, usate come basi per le colonne, che contribuiscono, insieme ad una sapiente illuminazione di luci rosse e torce, a rendere questo luogo ancor più suggestivo. Un vero e proprio viaggio nel mistero.
La Cisterna può essere visitata dal mercoledì al venerdì dalle 9 alle 17.30 e il prezzo del biglietto si aggira intorno ai quattro euro.

Testa di Medusa usata come base di colonna.
Cisterna Basilica.

4. Topkapi Sarayi (Il palazzo di Topkapi).

Di estremo interesse storico-artistico, il palazzo di Topkapi sorge nell’area dell’acropoli dell’antica Bisanzio. Costruito nel 1453, poco dopo la conquista di Costantinopoli da parte di Maometto il Conquistatore, che qui ha vissuto fino alla morte, per secoli è stato abitato da ben ventisei sultani dell’Impero Ottomano. Si può visitare tutti i giorni, escluso il martedì, dalle 9 alle 17, e nel periodo estivo l’orario pomeridiano è prolungato fino alle 19.00. Il costo del biglietto è di circa 14 euro ed è previsto un ulteriore biglietto per l’ingresso all’Harem.

Orta Kapi (la Porta di Mezzo), Palazzo Topkapi.

Data la sua posizione panoramica, da cui si possono vedere il Mar di Marmara, il Bosforo e il Corno d’Oro, era stata adibita a dimora privilegiata della maggioranza dei sultani e, solo nel 1924, il complesso è stato trasformato in museo aperto al pubblico. Vi si accede tramite l’ogivale Orta Kapi (la Porta di Mezzo) fiancheggiata da due torri ottagonali con tetto conico. Denominata anche Porta del Saluto, è stata costruita da alcuni prigionieri ungheresi nel 1524, e segnava il luogo dove tutti, fatta eccezione il sultano, dovevano lasciare i cavalli e proseguire a piedi. Bisogna tenere in considerazione almeno tre ore per la visita di questo grandioso edificio in cui si può ammirare tutta la ricchezza accumulata dalla Turchia nel corso dei secoli.

Harem, Palazzo Topkapi.

E, dopo esservi immersi in un’atmosfera da “Mille e una notte”, tra camere private, collezioni di armi antiche, opere di oreficeria, stanze del tesoro, la minacciosa “Fontana del Boia” (proprio in questa fontana, il boia, dopo aver portato a termine un’esecuzione, si lavava le mani e puliva l’arma), il raffinato Harem destinato a circa mille donne previste per il sultano, cipressi, platani e giardini lussureggianti di questo piccolo villaggio, è immancabile la visita ad Aya İrini ( la Chiesa di Santa Irene), poco distante dalla Porta di Mezzo. Importante santuario costruito probabilmente durante il regno dell’imperatore Costantino, ricostruito e restaurato più volte a causa di numerose vicissitudini, oggi è stato sconsacrato e viene usato per mostre o concerti.

Aya İrini, la Chiesa di Santa Irene.

5. Kapalıçarşı (Il Gran Bazar).

Altra meta imperdibile, il Gran Bazar, da considerarsi una città nella città, è un microcosmo coinvolgente in particolar modo per gli occidentali che vogliono lasciarsi avvolgere dall’irresistibile fascino orientale. Si racconta che i sultani amavano passeggiare in incognito in questo mercato per sapere cosa le gente pensasse di loro. Chissà se lo fanno anche i nostri politici: da ciò che si nota sembrerebbe che non abbiano la più pallida idea di ciò che realmente ognuno di noi desidererebbe 😉 Ma torniamo al Kapalıçarşı, letteralmente “mercato coperto”, ritenuto il più grande complesso commerciale coperto del mondo. Quattromila tra boutiques, botteghe e piccoli chioschi costruiti su una superficie di 200.000 metri quadri in una struttura labirintica, soddisfa il desiderio di passeggiare lentamente, perdendosi in un vortice di colori e di profumi.

Un’immagine del Gran Bazar.

Se non avete alcuna voglia di relazionarvi con centinaia di commercianti piuttosto insistenti che cercano in tutti i modi di attirare l’attenzione di potenziali clienti, è meglio evitare di visitare il Gran Bazar. Perdereste tuttavia la possibilità di provare una delle esperienze più eccitanti offerte dalla città e l’occasione di acquistare meravigliosi gioielli, splendide ceramiche decorate a mano oppure originali accessori in pelle.
Nato per volere di Maometto II Il Conquistatore, il Gran Bazar ospita due moschee, quattro fontane, due hammam e alcuni bar e ristoranti dove potersi riposare dalle “fatiche” dello shopping.

Grand Bazaar, Istanbul.

Nonostante il Kapalıçarşı sia considerato il regno della contrattazione, non pochi sono oggi i commercianti che praticano prezzi fissi. Provate ugualmente a contrattare, usando la parola “Indirim” per ottenere qualche piccolo sconto, solo se siete forniti di una buona dose di pazienza; a volte le contrattazioni possono durare ore!
Come qualsiasi altro mercato del mondo, bisogna sempre prestare attenzione al portafogli.
Nessun consiglio riguardo l’itinerario da seguire: vagare senza meta è il modo migliore per visitarlo.
È un vero peccato non poter acquistare un tappeto turco. Nel nostro caso, amanti di cani e gatti, abbiamo evitato di portare con noi uno di questi piccoli capolavori, sebbene ci siamo ripromessi di comprarne uno da appendere.

Esposizione di tappeti al Gran Bazar di Istanbul.

Anche se non si ha intenzione di acquistarne uno, vi consiglio di conoscere questo universo colorato, magari sorseggiando un bicchiere di tè. Simbolo della cultura nomade del passato, in cui il tappeto costituiva una parte fondamentale dell’arredamento, fungendo persino da culla per neonato, osservare l’originalità dei disegni di questi oggetti decorativi è anch’essa un’esperienza da non perdere.
I negozi del Gran Bazar sono aperti dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19. All’uscita dal mercato, ci si può anche incamminare verso il celebre Bazar Egiziano (Mısır Çarşısı) e lasciarsi travolgere dal profumo delle spezie e degli oli aromatici.

Istanbul, Bazar egiziano. Foto G. Dall’Orto 30.

6Atmeydani (Ippodromo).

Monumentale piazza alberata, l’Ippodromo, oltre a costituire un punto di riunione del popolo per assistere alle corse dei cavalli e dei cocchi, era anche il luogo d’incontro delle fazioni politiche, il centro dunque delle attività civili della città. Edificato vicino la Moschea Blu, era in grado di ospitare circa centomila persone. Con il saccheggio di Costantinopoli, attuato dalla IV Crociata, sono andate perdute le opere di maggior valore, tra cui, probabilmente, i cavalli in bronzo che oggi si possono ammirare nel museo di San Marco a Venezia.

Ippodromo, Istanbul.

Edificato nel 203 d.C da Settimio Severo, l’Ippodromo non è oggi facile da identificare; solo tre dei numerosi monumenti dell’antica struttura architettonica hanno conservato la loro collocazione originaria. Oggi possiamo solo vedere ciò che resta di quello che un tempo era il cuore della città.
Settimio Severo lo aveva fatto costruire prendendo come modello il Circo Massimo di Roma e, nel periodo bizantino, l’Ippodromo godeva di notevole importanza; proprio lì dentro veniva condizionato il destino dell’imperatore, legato alle competizioni che vi si svolgevano tra le due fazioni rappresentanti i grandi schieramenti politici della città. La fazione degli Azzurri, soprannominati “i miserabili”, simboleggiava la popolazione più povera e si contrapponeva a quella dei Verdi, la fazione della borghesia cittadina nota anche con il nome di “contribuenti”. Nonostante Costantinopoli fosse una città cristiana, deve gran parte del saccheggio e della sua distruzione ai crociati e la sua perdita di popolarità alla dominazione turca che destinò quel che restava all’addestramento dei cavalli o come campo da giochi del cirt (un passatempo in voga durante il periodo ottomano simile al polo). Non poche delle colonne sopravvissute furono usate per la costruzione della Moschea Blu.

L’antico Ippodromo di Costantinopoli.

Teatro di rivolte soventi molto cruente, oggi possiamo ammirare solo l’Obelisco di Teodosio, la colonna serpentina, l’Obelisco in muratura e la fontana dell’Imperatore Guglielmo.
L’Obelisco di Teodosio è un blocco monolitico di granito alto venti metri, poggiato su una base di marmo tramite quattro cubi di bronzo. Sulla base sono scolpite alcune scene riguardanti l’imperatore Teodosio I e in basso vi si può scorgere un’iscrizione bilingue che riporta due differenti periodi riguardo la durata dell’edificazione dell’opera: trenta giorni, secondo l’iscrizione latina, trentadue secondo quella greca.

Un lato della base di marmo dell’Obelisco di Teodosio.

La colonna serpentina, antico tripode sacrificale greco in origine alto otto metri, era una colonna di bronzo raffigurante l’intreccio di tre serpenti le cui teste reggevano un treppiede d’oro, che a sua volta sosteneva un grande vaso dello stesso metallo. Treppiede e vaso scomparvero nell’antichità, mentre la colonna venne prelevata dal tempio di Apollo a Delfi, secondo la volontà di Costantino, per essere collocata all’Ippodromo come ulteriore elemento decorativo. Divenuta col tempo un talismano della città, restò integra fino al 1600, quando scomparvero le tre teste dei serpenti. Una leggenda diceva che la sparizione delle tre teste avrebbe comportato la fine della città. Nel 1847 è stata ritrovata una delle teste, adesso esposta al Museo di Archeologia. Un segno dunque che, secondo antiche credenze, la città non era mai morta e che avrebbe continuato a vivere.

La colonna serpentina.

L’obelisco in muratura, chiamato anche “Colonna di Costantino“, è uno dei monumenti di arte romana presenti nella città. Costruito intorno al 330 d.C era originariamente alto circa cinquanta metri. Alla colonna era stata sovrapposta un’imponente statua di Costantino, rappresentato come Helios (il dio Sole). La statua, il cui volto era direzionato verso il sole nascente, venne distrutta da una tempesta. Restaurata repentinamente, per volere dell’imperatore Manuele II, al suo posto venne posizionata una croce. Con la presa della città, Maometto II Il conquistatore fece eliminare quel simbolo cristiano. Oggi possiamo ammirare solo la parte interna della colonna, costituita da blocchi di pietra e che, durante il regno di Costantino Porfirogenito, era stata rivestita di lamine di bronzo. Soprannominata anche la “Colonna bruciata“, a causa di un incendio che le lasciò alcune bruciature nere, è oggi Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Depositaria di numerosi racconti popolari bizantini, si narra che sotto di essa vi siano seppellite delle reliquie di notevole importanza, come i cesti del miracolo dei pani e dei pesci, le croci dei due ladroni che vennero crocifissi insieme a Gesù, la statua di Atena Pallade, che proveniva da Troia, e l’unguento utilizzato da Maria Maddalena per lavare i piedi di Gesù.

L’obelisco in muratura, conosciuto anche con il nome di “Colonna di Costantino”.

La fontana dell’imperatore Guglielmo II, situata all’estremità settentrionale dell’Ippodromo, ci rammenta l’alleanza tra la Germania e l’Impero Ottomano, iniziata durante l’Ottocento. Dopo varie visite del kaiser a Istanbul e la concessione del governo turco alla Germania dell’appalto di alcune opere di fondamentale importanza per la città,   Guglielmo II donò al suo amico sultano Abdul Hamid II una fontana come segno di riconoscenza e per simboleggiare ancor più il sodalizio tra le due potenze.

La fontana dell’imperatore Guglielmo II.

Realizzata in Germania e inviata a Istanbul pezzo per pezzo, venne inaugurata il 27 gennaio del 1901.
All’ingresso vi è posta una targa di bronzo con una scritta in tedesco che così recita: «Questa fontana è stata commissionata per ricordare la gradita visita del Kaiser tedesco Guglielmo II al grande sovrano ottomano, Abdulhamid II, nell’autunno del 1898».

8. Süleymaniye Cami (La Moschea di Solimano).

Ritenuta da molti una delle più belle e sontuose costruzioni di Istanbul e realizzata da Mimar Sinan, il più grande architetto ottomano, la Moschea di Solimano è situata sulla cima di uno dei sette colli di Istanbul. Per la sua splendida vista sul Corno d’Oro e per la sua raffinata eleganza ha ispirato i poeti turchi che la considerano “lo splendore e la gioia” della città. Può ospitare fino a cinquemila persone e dalla sua posizione sovrasta tutta la Istanbul classica del periodo ottomano. Chiusa durante gli orari di preghiera, si può visitare gratuitamente dalle 9.00 alle 17.30 (sebbene è buona educazione lasciare un’offerta che consentirà i lavori di manutenzione e di restauro della moschea), ma è l’unica attrazione di Sultanahmet non collegata al tram.

La Moschea di Solimano.

Per raggiungerla bisogna prendere il tram Eminönü Meydanı e scendere alla fermata Beyazit. Bisogna poi fiancheggiare il campus dell’Università e percorrere la Bozdoyan Kemeri Caddesi. Dovete prevedere circa una ventina di minuti di cammino, ma, oltre a poter ammirare alla fine della passeggiata la moschea in questione, durante il tragitto nella Bozdoyan Kemeri Caddesi resterete piacevolmente colpiti dalle caratteristiche abitazioni in legno. Imboccata infine la Süleymaniye Caddesi, si giunge alla piazza del grande complesso.
Commissionata dal sultano Solimano il Magnifico, la costruzione è circondata da un grande piazzale cinto da mura. La moschea è attorniata da altri edifici che un tempo erano adibiti a scuole, ricoveri e mense popolari, alloggi gratuiti per i viaggiatori, alcuni hammam, un ospedale e un cimitero. Solimano fece dunque costruire una vera e propria città per sottolineare la grandezza degli ottomani anche nelle arti.

Scorcio della Moschea di Solimano all’interno.

Dotata di un’acustica spettacolare, l’interno della moschea si distingue per l’essenzialità delle decorazioni. Insieme alle splendide vetrate, note per la particolarità delle composizioni floreali di arabeschi, i giardini molto curati e la grande terrazza da cui si può contemplare lo spettacolare panorama del Corno d’Oro, anche la Moschea di Solimano è uno dei luoghi imperdibili della città, un vero e proprio capolavoro di arte e architettura ottomana.

9. İstiklal Caddesi (Viale dell’Indipendenza)

Dopo una visita alla bellissima Torre di Galata, una torre medievale in pietra alta circa sessantasette metri e da cui si può ammirare una vista panoramica della città antica, un’altra delle principali attrazioni di Istanbul è costituita dall’İstiklal Caddesi, una delle più note strade della città che si estende poco oltre la Torre di Galata e termina nella moderna Piazza Taksim.

La Torre di Galata è stata costruita dai genovesi nel 1348.

İstiklal Caddesi, un tempo nota con il nome di “Grand Rue de Pera”, dopo la conquista ottomana della città acquisì caratteristiche residenziali e ospitò le sedi delle rappresentanze diplomatiche dei vari paesi cattolici, piccoli centri indipendenti con scuole, giardini, chiese e uffici postali che si affacciavano su quella strada. Originariamente popolata solo da orti, vigneti e frutteti, che da secoli costituivano il paesaggio della collina, cominciò a urbanizzarsi e ad acquisire stili di vita e architetture europei. Denominata dai turchi Cadde-i Kebir (Grande Viale), divenne il punto d’incontro degli intellettuali ottomani, ma anche di artisti e pensatori provenienti da tutte le parti del mondo, che la soprannominarono la “Parigi dell’est“. Con l’avvento della Repubblica turca le sedi diplomatiche furono trasferite ad Ankara e la strada assunse il nome con cui oggi la conosciamo, İstiklal Caddesi, per ricordare la vittoria della Guerra d’indipendenza turca. Il quartiere assunse il nome di Beyoğlu e conserva ancora oggi la memoria di quelle storiche presenze di costruzioni con differenti stili architettonici. Oggi ospita eleganti negozi di abbigliamento, ristoranti caratteristici, librerie, gallerie d’arte, musei, bar, circoli culturali e alterna negozi antichi a locali alla moda, questi ultimi situati generalmente ai piani superiori degli edifici con una panorama spettacolare della città.

Uno scatto del pittoresco tram rosso che parte da piazza Tünel e arriva in piazza Taksim.

A bordo del pittoresco tram rosso che potete prendere a piazza Tünel, si può godere dell’atmosfera del passato e percorrere la via più importante di Beyoğlu, İstiklal Caddesi, totalmente pedonale. Il tram si ferma nella piazza Taksim e da lì si può ritornare alla fermata di partenza in tram o provare l’ebbrezza della moderna funicolare che scende a Kabataş, da cui poter prendere il tram che conduce a Sultanahmet. Sia a piedi che dentro il più fotografato tram del mondo, è consigliabile volgere spesso lo sguardo in alto e oltrepassare le vistose insegne di locali e negozi per poter vedere le facciate dei palazzi che narrano i fasti di un tempo. La domenica è tutto chiuso e quindi è consigliabile non programmare la visita a Beyoğlu tale giorno.

L’albergo Pera Palas.

Oltre i palazzi antichi, non dimenticate di vedere lo storico Pera Palas, il primo albergo di lusso costruito nel 1876 per ospitare i viaggiatori dell’Orient Express. Qui soggiornarono molti personaggi celebri, tra cui Greta Garbo, Ernest Hemingway, Mata Hari e Agatha Christie. E a proposito della nota scrittrice di gialli, sembra che proprio in questo lussuosissimo hotel abbia ideato alcuni dei suoi capolavori, come “Assassinio sull’Orient Express“. Affascinante fusione di elementi orientaleggianti ed europei, l’albergo è entrato a far parte del mito: si racconta che nella camera 411 vi sia nascosta la chiave per accedere al luogo in cui è conservato il diario di Agatha Christie, ancora oggi non rinvenuto.

10. Taksim Meydani (Piazza Taksim)

Alla fine di İstiklal Caddesi, come già accennato sopra, si trova la Piazza Taksim, affollata anche di notte e cuore pulsante della moderna Istanbul.

Vista della Piazza Taksim. Foto di Bryce Edwards.

Il nome Taksim significa centro di distribuzione dell’acqua e ricorda la cisterna in pietra per l’approvvigionamento idrico, collocata proprio sotto la piazza. Nata per volere di Mahmud I, nel 1732, raccoglieva l’acqua proveniente dalla Foresta di Belgrado, altro luogo da visitare per godere di una giornata all’aperto nella periferia della zona europea di Istanbul. Questo grande parco, che si trova a circa venti chilometri dalla città, è il posto ideale per una lunga passeggiata a piedi o in bicicletta.
Ma torniamo alla piazza Taksim, snodo dei trasporti e ricca di ristoranti aperti fino a tarda notte. Da ammirare il monumento dell’Indipendenza turca, opera dello scultore italiano Pietro Canonica e raffigurante la statua di Atatürk e di altri celebri padri della Turchia. Il monumento celebra l’avvento della Repubblica, proclamata il 29 ottobre del 1923, ed è stato costruito nel 1928.

Monumento alla Repubblica (1928) su piazza Taksim.

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