Verso la celebrazione del Centenario della morte di Amedeo Modigliani _ Prima grande mostra internazionale sulla sua opera e sulla sua vita

«La vita è un dono dei pochi ai molti: di coloro che sanno e che hanno a coloro che non sanno e che non hanno».
modigliani

L’Istituto Amedeo Modigliani ha già iniziato l’anno scorso a celebrare il Centenario della morte di Amedeo Modigliani, che cadrà il 24 gennaio del 2020, con l’allestimento di mostre di cui segnalo quella organizzata dal “Festival dei Due Mondi” a Spoleto e a Shangai, aperta fino al mese di Settembre del 2016, e altre previste a Salerno nei mesi di ottobre e novembre del 2016, a Roma da febbraio ad aprile del 2017 e a Porto Cervo da giugno ad agosto del 2017.
Per poter essere aggiornati sulle date successive, basta collegarsi all’Istituto Amedeo Modigliani che pubblicherà il calendario degli eventi dedicati al grande pittore e scultore da me oggi omaggiato con una rilettura del suo stile, della sua vita e della sua opera.
Artista anticonformista e solitario, Amedeo Modigliani riesce ad elaborare uno stile inconfondibile realizzando dipinti che raffigurano primi piani di figure umane stilizzate e impreziosite da tinte molto intense e smaltate. La sua profonda ricerca stilistica, distante dalla moda del periodo, riesce ad armonizzare in modo eccellente la combinazione di linee rotondeggianti ad un’assonanza singolarmente audace dei colori. La trasfigurazione dei volti sembra procedere verso una melodiosa sequenza di curve che lasciano trasparire, in quella raffinata deformazione delle figure, non solo la caparbia peculiarità della sua ricerca, ma soprattutto un’emozionante e intima umanità di quei visi, spesso misteriosi, che pur relegando l’arte di Modigliani ad un ruolo “indecente“, secondo la critica del tempo, ha fatto sì che il suo nome non scivolasse nell’oblio. Impossibile da inquadrare in una qualsivoglia corrente, Modigliani non gode di alcuna fama durante la sua breve esistenza proprio perché non omologabile.

"Autoritratto", 1919. L'unico autoritratto realizzato dall'artista, un anno prima della sua morte.

“Autoritratto”, 1919. L’unico autoritratto realizzato dall’artista, un anno prima della sua morte.

Ritenuto un vero artista “maledetto” per la sua incessante polemica antiborghese ed il suo stile di vita bohémien, la sua opera, proiettata verso il futuro con risolutezza espressiva, potrebbe denotare una personalità “dandy”del suo autore, eternamente in contrasto con il presente e con lo sguardo volto verso ciò che è stato e ciò che sarà.
In una sua lettera giovanile si legge: «[…] l’uomo che dalla sua energia non sa continuamente sprigionare nuovi desideri e quasi nuovi individui destinati per affermarsi sempre e per abbattere tutto quello che è di vecchio e di putrido non è un uomo, è un borghese, uno speziale, quel che vuoi».

"Il mendicante di Livorno", 1909.

“Il mendicante di Livorno”, 1909.

Conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, ancora oggi il suo mondo interiore resta avvolto da un alone di mistero, così come accade a tutti gli artisti afflitti dal “male di vivere” che hanno deciso di condurre una vita all’insegna della trasgressione e dell’isolamento a causa di un’innata avversione nei confronti di una società perbenista e ipocrita.  modigliani 1E forse mai soprannome è stato più appropriato per un artista del calibro di Modigliani, conosciuto anche come “Modì“, il cui suono rimanda all’aggettivo francese “maudit” (maledetto).
Insieme a pochi altri artisti indipendenti da correnti ufficiali, sarà poi considerato uno degli esponenti della Scuola di Parigi.
Nato il 12 luglio del 1884 a Livorno da una famiglia ebraica, sin da bambino è afflitto da gravi problemi di salute e soggetto, insieme ai suoi fratelli, a ricorrenti crisi depressive che lo costringono ad abbandonare gli studi dopo aver concluso il ginnasio.
La sua passione per l’arte si manifesta sin da bambino, ma i genitori non possiedono i mezzi economici per consentirgli di frequentare una buona scuola di pittura. Testardo e risoluto, durante una delle fasi acute della tubercolosi, malattia che lo perseguiterà per tutta la sua esistenza, riesce ad ottenere dalla madre il consenso di lavorare presso lo studio di Guglielmo Micheli, un artista appartenente alla scuola dei macchiaioli. Inizia così a dipingere a soli quattordici anni subendo inizialmente l’influenza di tale corrente e destando già stupore per il suo innato talento ed il coinvolgimento emotivo che manifesta già nelle sue prime produzioni.

Amedeo Modigliani alle spalle di Giovanni Fattori, esponente di rilievo della Scuola dei Macchiaioli. La foto risale al 1898.

Amedeo Modigliani alle spalle di Giovanni Fattori, esponente di rilievo della Scuola dei Macchiaioli. La foto risale al 1898.

Tra il 1903 e il 1905, soffocato dalla vita stagnante della sua città natale, il giovane Modigliani si trasferisce a Venezia per frequentare l’Istituto per le Belle Arti ed immergersi in un’atmosfera sicuramente più stimolante di quella livornese.
Ma Venezia non riesce ancora a sopire la sua sete di conoscenza; è la capitale europea dell’arte ad attirare la sua attenzione, quella Parigi da cui arrivano quei clamori baudelairiani di cui probabilmente è già a conoscenza da tempo poiché proviene da una famiglia culturalmente elevata che si distingue dall’ambiente stantio di Livorno anche per le idee socialiste che costeranno ad uno dei fratelli Modigliani sei mesi di carcere.

"Alice", 1915. Alice, amante di Raymond Radiguet, ispirerà lo scrittore nella creazione del personaggio eroico del famoso romanzo "Il diavolo in corpo."

“Alice”, 1915.
Alice, amante di Raymond Radiguet, ispirerà lo scrittore nella creazione del personaggio eroico del famoso romanzo “Il diavolo in corpo.”

L’incontro con il pittore cileno Manuel Ortiz de Zárate accende ancor più il fervore creativo di Modigliani. Le sue celebrazioni dell’arte impressionista parigina di Monet e di Renoir, la sfida di Manet e l’immersione nei dipinti dei maestri del colore come Gauguin, Van Gogh e Cézanne, inducono il nostro artista a frequentare saltuariamente i corsi accademici preferendo approfondire le avanguardie e disegnare nei vari locali della città lagunare insieme ad altri artisti che condividono la sua stessa inquietudine.

"Donna con cappello" (1907), acquarello ritenuto uno dei dipinti più antichi di Modigliani del periodo parigino.

“Donna con cappello” (1907), acquarello ritenuto uno dei dipinti più antichi di Modigliani del periodo parigino.

Stabilitosi a Parigi nel 1906, affitta uno studio a Montmartre, quartiere in cui già si muovono artisti che hanno segnato la storia dell’arte, come Picasso, ChagallSalmon e Jacob, solo per fare qualche nome. Il ventiduenne Modigliani possiede già un bagaglio culturale notevole datogli dallo studio delle opere di Henri de ToulouseLautrecMunch e Klimt, sensibili osservatori di quell’umanità sofferente e dolorosa di cui il nostro, pienamente consapevole del profondo malessere che attanaglia il mondo, sente la prepotente necessità di raccontarlo attraverso le sue tele.

"L'ebrea", 1908.

“L’ebrea”, 1908.

È la figura umana il suo principale interesse e la sua ricerca sarà indirizzata proprio a quello studio, attuato per lo più all’interno perché non ama la pittura en plein air e preferisce dedicarsi all’arte in solitudine approfondendo ancor più i volumi di Cézanne e la ricerca coloristica dei fauves.
Perché questo grande interesse per la figura umana?

"Il suonatore di violoncello", 1909.

“Il suonatore di violoncello”, 1909.

Artista tormentato e tendente all’autodistruzione, è ossessivamente attratto dai sentimenti e dalle passioni umane. La sua rabbia nei confronti del mondo ed il suo desiderio di allontanarvisi si riflettono in quei suoi inquietanti dipinti, emblematiche ricerche continue di se stesso.

"L'enfant gras", 1915.

“L’enfant gras”, 1915.

Una ricerca del proprio “io” che viene espressa nell’impenetrabile immobilità dei volti ritratti e negli enigmatici occhi talvolta raffigurati senza pupille.
La realizzazione dell’opera “L’ebrea” (1908) mostra la crescita della sua arte che risente indubbiamente del “periodo blu” di Picasso e del simbolismo di Lautrec, ma che già lascia individuare un linguaggio più complesso e approfondito dell’uomo e del suo malessere in un periodo storico cupo in cui cominciano ad emergere pericolosi ed estremisti nazionalismi.

L’ebrea“, così come altre sue cinque opere, viene esposta al “Salon des Indépendants” di Parigi e inaugura l’insorgere di un nuovo stile che maturerà ben presto e non troverà eguali in tutto il mondo. Uno stile in cui si racchiude quella voragine dell’artista dentro occhi grandi caratterizzati da uno sguardo misterioso, nel medesimo tempo assente e veggente.

"Ritratto di Maude Abrantes", 1907.

“Ritratto di Maude Abrantes”, 1907.

Chiunque abbia posato per lui concorda nell’affermazione di “essersi sentito spogliato nell’animo” in quella realizzazione rapida e mai ritoccata che trova sfogo per un breve periodo di tempo anche in un’altra sua grande passione, la scultura, costretto ad abbandonare ben presto a causa dell’acuirsi dei suoi problemi respiratori per la polvere delle sue creazioni, anch’esse di enorme fascino.

"Tête", 1919.

“Tête”, 1919.

Saturo del dilagare dell’impressionismo, da Montmartre si trasferisce a Montparnasse, alla ricerca di nuovi orizzonti artistici e dibattendosi tra due grandi correnti dominanti che influenzano indubbiamente la sua arte, ma di cui non ne farà mai parte: il cubismo e il già menzionato fauvismo.

"Ritratto di una giovane donna", 1918.

“Ritratto di una giovane donna”, 1918.

La sua arte giunge pian piano a quella maturazione cui ambisce, ma il suo stile di vita, contrassegnato dall’abuso di alcol e di droghe mina sempre di più il suo fragile fisico.

"Nu couché" ("Nudo sdraiato"), 1917, venduto qualche anno fa a New York per la "modica" cifra di 170 milioni di dollari.

“Nu couché” (“Nudo sdraiato”), 1917, venduto qualche anno fa a New York per la “modica” cifra di 170 milioni di dollari.

Grazie alla sua breve esperienza di scultore, Modigliani acquisisce alcune tecniche sulla solidità della forma e sviluppa altresì una notevole abilità di sintesi volumetrica e lineare che trasferirà sulla tela donando ad ogni immagine ritratta una singolare densità cromatica che va via via delineandosi sempre di più creando un universo umano popolato da figure piatte, corpose e ben stilizzate.

"Beatrice Hastings davanti a una porta", 1915.

“Beatrice Hastings davanti a una porta”, 1915.

Nel 1914 conosce Beatrice Hastings, nota poetessa e scrittrice inglese con cui vive una relazione piuttosto tempestosa destinata a svanire in meno di due anni.

"Nudo disteso su un divano", 1917.

“Nudo disteso su un divano”, 1917.

Afflitto da problemi economici causati dalla difficoltà a vendere le proprie opere, nel 1916 incontra il letterato polacco Léopold Zborowski, noto mercante d’arte che riesce ad aiutarlo nella vendita dei suoi dipinti.
Nonostante l’artista sia consapevole di non aver ancora molti anni di vita dinnanzi a sé, continua a dipingere e il 3 dicembre del 1917 inaugura la prima mostra personale alla Gallerie Berthe Weil.

"Ritratto di Margherita", 1916.

“Ritratto di Margherita”, 1916.

Viene però costretto a chiudere la mostra solo dopo poche ore dalla sua inaugurazione dal capo della polizia parigina, scandalizzato dai suoi dipinti e da quelle nudità femminili ritenute oscene.

"Zingara con bambino", 1919.

“Zingara con bambino”, 1919.

Grazie a Zborowski, il suo nome comincia a diffondersi ed i suoi insoliti ritratti di cui mantiene la fisionomia della persona, ma ne allunga il collo e ne deforma sempre di più il capo che assume la forma di archi appuntiti e slanciati quasi a ricordare l’architettura gotica, vengono guardati con un po’ più di interesse.

"Donna dagli occhi azzurri", 1918.

“Donna dagli occhi azzurri”, 1918.

Una curiosità, tuttavia, che non gli permette di andare oltre la vendita di alcuni quadri per pochi franchi.
Dopo alcune relazioni tempestose, Modigliani incontra il suo vero grande amore in una pittrice francese agli inizi della sua carriera, Jeanne Hébuterne, con la quale andrà a convivere in Provenza e da cui avrà una figlia.

Jeanne Hébuterne.

Jeanne Hébuterne.

In questi ultimi anni di vita, Jeanne diventa il principale soggetto artistico di Modigliani. La permanenza della coppia in Provenza dura poco tempo e la famiglia si trasferisce nuovamente a Montparnasse, in un atelier donatogli dall’ormai grande amico del pittore Zborowski.

"Ritratto di Jeanne Hébuterne", 1918.

“Ritratto di Jeanne Hébuterne”, 1918.

Il 24 gennaio del 1920, Modigliani si spegne a soli trentasei anni, ormai consumato dalla tubercolosi e dall’uso smodato, così raccontato in quel periodo dalla borghesia perbenista e da Picasso, suo principale rivale, di alcool e di droga.
I genitori di Jeanne, che avevano sempre disapprovato l’unione della giovane con Modigliani, la conducono nel loro appartamento. Ma la donna, innamorata perdutamente dell’artista, incinta al nono mese del suo secondo figlio, si uccide gettandosi dalla finestra e morendo sul colpo.

Ritratto di Jeanne Hébuterne.

Ritratto di Jeanne Hébuterne, 1918.

Al grande amore di Modigliani, a questa dolce giovane donna che non riesce a sostenere la vita senza il suo amato compagno, non pochi sono stati i cantanti e gli scrittori che le hanno reso omaggio.
I genitori di Jeanne, nel 1930, daranno il consenso al trasferimento della salma della figlia nel cimitero parigino di Bagneux, accanto alla tomba di Modigliani. Così recita il suo epitaffio: «Devota compagna sino all’estremo sacrifizio».

A questo immenso artista in grado di esprimere una grande energia nei suoi dipinti, nonostante sia stato profondamente limitato da una salute instabile, dedico una raccolta di alcune sue opere, accompagnate da pensieri sulla sua arte ed il suo temperamento.

"Grande nudo disteso", 1919.

“Grande nudo disteso”, 1919.

Era rigido, tutto d’un pezzo, inaspettatamente violento, a causa della sua dolcezza apparente… galante e madrigale italiano con le donne e capace di crudeltà. Amava l’educazione e non se ne serviva affatto. Max Jacob

"Ritratto di Paul Guillaume", 1915.

“Ritratto di Paul Guillaume”, 1915.

Modigliani non era un vizioso, un ubriacone volgare, un decadente; l’assenzio, se lo prendeva talvolta in doppia dose, era malgrado tutto un “mezzo”, e non un “fine”; quell’eccitazione che ne ricavava era utilizzata per vedere sempre più in profondità dentro di sé; era del resto cosa usuale in tutti gli artisti di quell’epoca; quanto all’hashish, ne aveva, è vero, sempre un pochino, nel taschino del gilet, ma non ne faceva uso che raramente, soltanto in casi eccezionali, quando aveva bisogno di quella serenità araba che dava la droga, quando tutto andava male intorno a lui e non aveva fiducia nemmeno in se stesso. Dove sono quegli abusi di cui si è fatta tanta letteratura? E dopo tutto, che credono i borghesi, che si faccia un quadro nello stesso Stato di spirito con cui s’infinocchia un cliente? Quanta gente è più volgare senza bere un dito di vino, che non lo fosse Modigliani dopo aver preso due o tre absinthes! Del resto non bisogna credere che Modigliani avesse bisogno di eccitanti per essere brillante, vivo, vivo e pieno d’interesse in qualunque momento della sua vita. Se a Montparnasse tutti gli volevano bene, non è mica per quello che lui era eccezionalmente, quando aveva bevuto, alla sera, qualche absinthe, ma per quel che lui dimostrava di essere usualmente nei suoi rapporti quotidiani coi camerati, e in ogni momento del giorno. Gino Severini

"Jacques Lipchitz e sua moglie Bertha", 1917.

“Jacques Lipchitz e sua moglie Bertha”, 1917.

C’è solo un uomo a Parigi che sappia vestirsi, è Modigliani […] È un fatto molto curioso: da ubriaco, non lo si vede mai sul boulevard Saint-Denis, ma sempre all’angolo tra boulevard Montparnasse e Raspail. Pablo Picasso

"Ritratto di Elena Pavlowski", 1917.

“Ritratto di Elena Pavlowski”, 1917.

Così come si beve per mettersi in cammino | urlavi tu un canto, Purgatorio o Paradiso, | Salvo, una volta urlato, tornatene a bere. | Ah! sempre sentirò le grida tue sui loro silenzi, | martire che il tuo destino incominci. || Con Derain un’ultima volta abbiamo una sera | brindato. | L’album come un quaderno del cielo pesava talmente! | Col corpo piegato sotto le vesti di velluto, | quale ombra ti mordeva le reni? || E quella forma eccelsa che sempre dipingevi | intatta ha seguito la tua essenza dove i morti, Modigliani, | dove i morti finalmente vivranno quel che valse delle pene la somma. | Il Duomo di Firenze si specchiava nella Senna. André Salmon

"Almaiisa seduta", 1916.

“Almaiisa seduta”, 1916.

Ho ben conosciuto Modigliani; ‘ho conosciuto affamato, l’ho visto ubriaco e l’ho visto abbastanza ricco. Mai l’ho visto mancare di grandezza …Mai ho sorpreso in lui il minimo sentimento basso… Ora che tutto è imbellettato e azzimato, ora che si crede di poter sorpassare la vita, dove tutto è super, da supertassa a surrealismo, alcune parole perdono il loro vero senso. lo non so più usare le parole arte, artista. Ma supponiamo per un istante che questa parola riprenda il suo colore, il suo senso, il suo sesso … Allora Modigliani era un grande artista. Vlaeminck

"Madame Kisling", 1917.

“Madame Kisling”, 1917.

Fra i moderni non si trova che un solo ‘pittore della donna’ in senso naturale (e ciò toglie di mezzo Van Dongen) : l’italiano Modigliani; un pittore di nudo che sarebbe stato accettato anche meno di Renoir. Da oltre dieci anni Modigliani, che aveva esordito nel gusto borghese, espone con i fauves e i cubisti. Ma se, dopo quello di Renoir, è il caso di proferire un altro nome, direi che, pur fedele alla lezione di Cézanne, egli non si lascia incasellare tanto facilmente. Modigliani è il nostro solo pittore di nudo … Un giorno un commissario di polizia, o ispettore che fosse delle Belle Arti, fece togliere di mezzo le opere inviate da Modigliani a non so più quale Salon. Eppure, quanta spiritualità si sprigiona da una materia così ricca e bella, pastosa ma raffinata dallo scatto meditato con cui l’artista va in cerca di recondite preziosità; lui, che talvolta mostra di ammirare il candore e le risorse dei pittori-artigiani d’Italia … (A. Salmon, “L’art vivant”, 1920).

"Nudo sdraiato sul fianco sinistro", 1917.

“Nudo sdraiato sul fianco sinistro”, 1917.

II carattere irrequieto del Modigliani, il suo ardore contenuto, si rivelano tutti nei suoi quadri. La sua natura si sfoga dipingendo e cerca attraverso linee contorte e tormentate, pennellate radiose e vibranti, la sua via. Temperamento focoso, fa pittura focosa. Anima sensibilissima, subisce l’ambiente che lo circonda pur restando fedele profondamente a sé stesso. L’arte del Modigliani non poteva svilupparsi che nell’atmosfera parigina … Giacché un quadro di Modigliani non può che piacere o urtare. La personalità dell’artista, spiccatamente aggressiva e autoritaria, non ammette accomodamenti. Per comprenderlo è indispensabile che lo spettatore sia dotato di quelle qualità visive e sensitive che faccian riscontro alla potenza emissiva dell’artista. In caso contrario, l’incomprensione è inevitabile … Mirabili soprattutto nell’opera del Modigliani sono i nudi. Essi vanno distinti in due categorie. Nella prima vanno posti quelli in cui si sente come Modigliani avesse davanti a splendide modelle emozioni non solo spirituali ed artistiche, ma appassionate e carnali. … Nella seconda categoria van posti quelli, dirò così, più musicali e che anche riprodotti non possono in nessun modo turbare i sonni del buon borghese. Non conosco ‘nudi’ di pittori moderni che mi diano la sensazione potente dell’intimità spirituale vissuta fra il pittore e la sua creatura, come quelli del Modigliani. Non si tratta qui. soltanto della solita bellezza dosata di un certo sensualismo animale: l’artista ha trasfuso in essi il suo godimento estetico, e come un mistico prega davanti all’ignoto, così egli adora la donna e attraverso il suo disegno prezioso, la sua pennellata raffinatissima, ne fa rivivere tutta la dolorosa fragilità. Sicché da taluni suoi nudi (come ad esempio quello dal titolo “Nudo rosa”) emana un senso assai più religioso ed estatico che da molti celebratissimi Buddha di Angkor, di Ceylon, di Giava… (G. Scheiwiller, “Amedeo Modigliani” (1925).

"Nudo sdraiato", 1918-1919.

“Nudo sdraiato”, 1918-1919.

Figura straordinaria, rapinosa, quella di Modigliani! Nel corso di un’esistenza delle più disordinate, questo pìttore-scultore, questo scultore-pittore riuscì a esprimere nudi meravigliosi e ritratti non meno eletti. Certo, si ripeté sovente; ma, nel complesso, quale assoluta originalità! Per ciò stesso le sue opere conquistano sempre. E che disegno, abile, sottile, d’una maestria folle, d’una qualità unica. Servendosi di un tratto sicuro, senza pentimenti, raffigurò nudi, visi, nei quali seppe imprimere ogni accento, senza pesantezze, — che dico! — con una delicatezza assolutamente aracnea. Soltanto certi disegni di Lautrec possono star alla pari con questa maestria così esclusiva, così superbamente sfacciata. Eppoi, Modigliani appare più sintetico, più raffinato, più prezioso. Assomma in sé tutte le qualità della sua Italia, nervosa fine esaltata … Senza dubbio, parecchi dei suoi nudi sono troppo uniformemente di quel color albicocca che è stato di moda, e che trasformò tanti visi di ragazze in frutti così caldi e nostalgici; ma non preferite forse questo tono di Estremo Oriente — o patina dell’oppio — al rosa eczematoso che ci propinano tanti pittori? Del resto, Modigliani ha dipinto anche voi, visi esangui, impalliditi da mali fisiologici o dagli eccessi. E ha rappresentato voi pure, vergini dolenti, dal capo reclino sul lunghissimo collo, fragile come uno stelo … Mirabile pittore del dolori. Ma, anche, Modigliani si gettava di colpo nella vita, la vita ardente forte rubizza. Sono molte le tele di questo genere : ragazzi traboccanti di salute, dai visi rossi, le zampe rosse; servette dai capelli neri o gialli, che si incollano come impomatati su fronti da criminali.
(G. Coquiot, “Les Independants”, 1920).

"La sposa e lo sposo", 1915.

“La sposa e lo sposo”, 1915.

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