Il rivoluzionario Gustave Courbet.

«Ho cinquant’anni ed ho sempre vissuto libero; lasciatemi finire libero la mia vita; quando sarò morto voglio che questo si dica di me: Non ha fatto parte di alcuna scuola, di alcuna chiesa, di alcuna istituzione, di alcuna accademia e men che meno di alcun sistema: l’unica cosa a cui è appartenuto è stata la libertà».

Gustave Courbert, biografia, opere e citazioni

Autoritratto (L’uomo disperato) 1843-45

Spirito ribelle e insofferente alle convenzioni, Gustave Courbet non frequenta con assiduità gli atelier degli artisti accademici perché ritiene la natura la reale ispiratrice delle sue opere. Dotato di estrema sensibilità, esprime apertamente la sua aspra critica nei confronti delle profonde disuguaglianze sociali della società francese di quel periodo creando dipinti che ritraggono per lo più indigenti o persone comuni. La sua arte provocatoria, in cui predomina la sofferenza delle classi meno abbienti, non viene accolta con entusiasmo da quel pubblico borghese, principale responsabile delle contraddizioni sociali che agitano la Francia di quel periodo il cui malcontento del popolo sfocerà poi nella rivoluzione del 1848. Le immagini forti di alcuni dipinti del pittore turbano i ceti benestanti convinti che contengano messaggi rivoluzionari.
Gustave Courbert, biografia, opere e citazioniCourbet è profondamente convinto che il lavoro dell’artista debba tradursi in missione e che le sue opere abbiano il compito di rappresentare la cruda realtà per far comprendere alla gente la condizione inaccettabile in cui vivono molti esseri umani. «Non sono solo un pittore ma anche un uomo», afferma con fervore e la sua arte, disprezzata dalla borghesia, manifesterà con chiarezza il distacco dalle due correnti predominanti in quel periodo (Neoclassicismo e Romanticismo) aprendo la strada al Realismo che troverà la sua ubicazione in un piccolo edificio adiacente alla sede dell’Esposizione Universale.
Questa sarà la risposta che Courbet darà alla giuria che aveva rifiutato alcune sue opere. E in tale edificio, battezzato dall’artista il “Padiglione del Realismo“, verrà presentata nel 1855 la prima mostra di pittura realista.
Nato il 10 giugno del 1819 ad Ornans, piccola cittadina della Francia orientale, proviene da una famiglia di agiati contadini che deve il suo benessere economico all’ingente patrimonio del padre.
Una famiglia che sosterrà in pieno il desiderio del loro primogenito di dedicarsi all’arte, sebbene inizialmente indirizzi il figlio ad una professione diversa. Ma la passione per l’arte irrompe nella vita di Gustave durante gli anni dell’adolescenza, grazie ad un professore che lo aiuta a sviluppare l’interesse per il disegno dal vero.
Iniziati gli studi di legge presso il Collège Royal di Besançon, come gli era stato consigliato dalla famiglia, lascia presto tale facoltà per inseguire il sogno di diventare pittore.
Si trasferisce nel 1839 a Parigi e trova subito lavoro nello studio di Steuben e Hesse. Ma il suo spirito indipendente lo spinge ad approfondire gli studi artistici in maniera autonoma.

"L'uomo ferito" (1844)

“L’uomo ferito” (1844)

Non condivide l’insegnamento accademico della Ecole des Beaux-Arts e preferisce perfezionare le proprie conoscenze studiando e copiando alcune opere esposte al Louvre. Pur non trascurando del tutto la tradizione, studia anche i grandi artisti fiamminghi, olandesi e veneziani del Cinquecento e del Seicento, ma il suo stile pittorico, sin dagli inizi, rileva una profonda originalità grazie alla realizzazioni di tele che immortalano la dura realtà della vita quotidiana delle classi meno agiate.

"La filatrice addormentata" (1853)

“La filatrice addormentata” (1853)

Per tale ragione non viene visto con simpatia dall’establishment, sebbene il suo autoritratto “Courbet con cane nero“, realizzato nel 1844, viene esposto nel Salon di Parigi.
Alla ricerca del vero sé, durante la giovinezza ama ritrarre se stesso con la stessa impetuosità che caratterizzerà tutta la sua produzione.

Gustave Courbert, biografia, opere e citazioni

Autoritratto con cane nero, 1844

Courbet ha solo venticinque anni e dei numerosi dipinti da lui realizzati solo tre vengono considerati idonei all’esposizione al Salon.
Persino la famosa opera “Autoritratto con pipa” (1846) viene respinta.

"Autoritratto con pipa" (1846).

“Autoritratto con pipa” (1846).

Ma l’artista non si arrende e continua a dipingere con quello stile singolare che segnerà la storia dell’arte. Tra le sue prime opere di puro realismo è d’obbligo menzionare “Gli spaccapietre” e “Sepoltura a Ornans“.

Gustave Courbert, biografia, opere e citazioni

“Gli spaccapietre”, 1849

Gli spaccapietre“, uno dei dipinti più emblematici dell’artista, conservato a Dresda, viene distrutto durante la seconda guerra mondiale. L’originalità e il realismo di Courbet si evidenzia nel suo mettere in rilievo tutti i dettagli delle due figure ritratte. Abiti sdruciti, scarpe vecchie e lise, strumenti di lavoro e la pentola con il pane mettono in secondo piano un paesaggio nudo e desolato.

courbet 20Dipinto provocatorio dalle dimensioni notevoli divide la critica del tempo; non molti mostrano infatti di apprezzare quell’opera di denuncia sociale che ritrae in tutta la sua asprezza il sottopagato e usurante lavoro svolto da due personaggi senza volto, così come appaiono i ceti più umili allo spietato sguardo indifferente di chi conduce un’esistenza agiata. Non a caso, dunque, il pittore non mostra i loro visi: uno degli operai è ritratto di spalle e l’altro ha il volto celato da un cappello. Un ragazzo porta le pietre e un uomo le spacca con una mazza. I due non comunicano, non si guardano nemmeno: stanno svolgendo un lavoro faticoso e ripetitivo che non consente loro nemmeno di scambiare qualche parola.
E forse non hanno nemmeno la forza di farlo nel loro abbrutimento quotidiano.

"I contadini di Flagey di ritorno alla fiera", 1850

“I contadini di Flagey di ritorno alla fiera”, 1850

La questione sociale suscita un enorme interesse agli occhi dell’artista. E l’arte diventa uno degli strumenti fondamentali per migliorare il mondo. Courbert ritrae quegli esseri invisibili che si muovono nella società disumana di quei tempi. Ma oggi è forse cambiato qualcosa? A me non sembra. In molti paesi distanti da noi e liquidati con il termine offensivo di “Terzo Mondo”, esistono ancora questi lavoratori “invisibili”, spesso donne e bambini, costretti a svolgere lavori molto faticosi e malpagati per sopravvivere.

È la prima volta che la realtà dei poveri viene rappresentata nell’arte facendo sì che Courbet diventi il precursore dei movimenti artistici moderni.
Grazie infatti a questo grande artista la questione sociale entra prepotentemente nell’arte.
Anche l’altra opera sopracitata, l’imponente “Sepoltura a Ornans“, forse una delle sue opere antiaccademiche più belle, desta scalpore e viene rifiutata dalla giuria dell’Esposizione Universale del 1855.
Lo scandalo scaturisce dalle dimensioni del dipinto: l’opera, lunga quasi sette metri, ritrae cinquanta personaggi che assistono alla sepoltura di una persona comune. Le dimensioni notevoli dell’opera suscitano scandalo perché fino a quel momento i quadri monumentali erano riservati solo alle celebrazioni di personaggi importanti e rilevanti eventi storici.
Courbet “si permette” di infrangere le regole accademiche e ritrae degli sconosciuti cittadini di Ornans intorno alla fossa di un altrettanto sconosciuto cittadino defunto, un prozio del pittore.

"Sepoltura a Ornans", 1849-50.

“Sepoltura a Ornans”, 1849-50.

Nonostante qualche accenno di interesse per la realtà fosse già presente nella pittura romantica, basta infatti ricordare il capolavoro “La libertà che guida il popolo sulle barricate” di Delacroix, i motivi ispiratori che distinguono i due movimenti sono completamente differenti. I romantici avrebbero trovato insignificanti soggetti come quelli posti in primo piano nelle opere di Courbet.
La produzione artistica di Courbet comprende anche nudi sensuali, quadri allegorici e paesaggi che rimandano ai luoghi della sua infanzia; nonostante si stabilisca a Parigi, farà infatti spesso ritorno al suo paesino d’origine.

Gustave Courbert, biografia, opere e citazioni

“Gli amanti in campagna”, 1844.

Durante gli anni trascorsi nella capitale, vende molto poco e dipende economicamente dalla famiglia. Conosce Virginie Binet che gli darà una figlia, Juliette, nel 1847.
Stringe amicizia con Charles Baudelaire e Pierre-Joseph Proudhon con cui si riunisce, insieme ad altri intellettuali dell’epoca, presso la Brasserie Andler dove il gruppo conia il termine “Realismo“, che non si limita a proporre una corrente artistica e letteraria finalizzata a rappresentare la realtà così come appare solo nella sua bellezza, ma anche nei suoi aspetti più sgradevoli. Il Realismo è soprattutto una filosofia inscindibile dalle istanze sociali del momento.
Courbet vive in uno dei momenti storici più difficili della Francia, il periodo in cui esploderanno violente sommosse che costringeranno re Luigi Filippo ad abdicare. L’artista sosterrà la ribellione, ma parteciperà molto poco a quella lotta che porterà al potere un governo repubblicano provvisorio.
Approfittando della difficile situazione del momento in cui, anche se il Salon resta aperto, non è presente alcun membro della giuria di ammissione, Courbet riesce ad esporre dieci sue opere. Con un altro suo capolavoro, “Dopopranzo a Ornans“, vince una medaglia d’oro e quel premio gli apre definitivamente le porte delle successive mostre al Salon.
Il dipinto, illuminato appena da una tiepida luce, ritrae tre uomini che ascoltano la musica suonata da un violinista. Il realismo del dipinto si avverte in quei dettagli di oggetti e figure in cui si riesce quasi a sentire l’odore delle pietanze rimaste e del legno. Tra le figure ritratte si riconosce lo stesso Courbet nell’uomo con la barba che osserva il violinista.

"Dopopranzo a Ornans", 1848-1849.

“Dopopranzo a Ornans”, 1848-1849.

Così commenta il quadro l’autore: «si era nel mese di novembre, eravamo presso il nostro amico Cuénot; Maret era appena tornato dalla caccia e avevamo ingaggiato Promayet a suonare il violino davanti a mio padre». L’influenza di Caravaggio è molto evidente in questa raffigurazione realistica di una scena di vita quotidiana resa con singolare maestria e realismo poetico.
Nel 1855 Courbet decide di allestire una mostra personale nell’edificio “Il Padiglione del Realismo” dove raccoglie tutte le sue opere rifiutate dal Salon e realizzate dopo il 1840.

"Le vagliatrici di grano", 1854.

“Le vagliatrici di grano”, 1854.

Con questo gesto eclatante prende le distanze dalle correnti che avevano influenzato inizialmente le sue opere e non espone alcun dipinto in cui è presente il ritratto di Virginie, la compagna da cui viene abbandonato.
Nello stesso anno realizza un altro capolavoro, “L’atelier del pittore”, il cui titolo originale era inizialmente “Allegoria del reale” perché ogni figura ritratta e ogni sguardo sono nello stesso tempo reali e simbolici.

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Opera molto complessa viene disprezzata dai suoi contemporanei che la giudicano carente dal punto di vista del profilo della composizione e del disegno, raffigura sulla sinistra “la gente che non vive“: persone infelici che non riescono a raggiungere la serenità perché sopraffatti dalle passioni e da necessità prettamente materiali. Il rabbino potrebbe simboleggiare nello stesso tempo la religione, ma anche la discriminazione sociale nei confronti degli ebrei. Il bracconiere con i cani ha lo sguardo volto verso il basso e sembra guardare tutti quegli oggetti simbolici di un Romanticismo ormai obsoleto: una chitarra, un cappello con le piume piumato e un pugnale. Il mercante che offre le sue stoffe pregiate simboleggia il commercio, ma anche l’avidità di chi presta solo attenzione agli oggetti materiali. La prostituta rimanda alla degradazione morale e il pagliaccio, simbolo del teatro, può riferirsi anche alla maschera della falsità. Ma la figura più tragica è quella della donna che allatta il suo bambino. Si tratta di una donna irlandese simbolo della grave crisi che ha travolto il suo paese.
Sullo sfondo emerge con una postura innaturale una statua di San Sebastiano. Un’immagine forte che rimanda a quell’arte accademica intrisa di convenzioni fasulle e opprimenti tanto detestate da Courbet. E infine una citazione letteraria è racchiusa nel teschio sul giornale; un pensiero del grande amico del pittore, il filosofo Proudhon, che definisce i giornali “i cimiteri delle idee”.
Al centro c’è lo stesso pittore nell’atto di dipingere un paesaggio presso Ornans; gli sono accanto la sua modella e un bambino. I due osservatori mostrano una grande attenzione nei confronti del dipinto che il pittore sta ultimando; il bambino sembrerebbe simboleggiare l’innocenza di chi guarda in modo obiettivo e senza pregiudizio alcuno. La modella raffigura la Nuda Verità della tradizione classica.
A destra vi sono gli amici del pittore, “la gente che vive della vita”, coloro che hanno scelto di allontanarsi dal mondo materialista e di vivere in modo spirituale. Tra le figure ritratte si riconoscono Baudelaire, Proudhon, Promayet e Champflery. Sullo sfondo due innamorati sembrano inviare il messaggio dell’amore da intendere in senso universale.
Il peso della composizione si trova al centro dove la luce rischiara pienamente la tela del pittore e mette in risalto i colori chiari della donna nuda e si contrappone alle tonalità cupe dei ritratti posti a sinistra; a destra invece i volti appaiono più luminosi proprio per evidenziare il contrasto tra la vita e la morte.
Di seguito un breve video mostra le immagini delle maggiori opere di questo grande artista.

In questo stesso periodo Courbet viaggia molto e comincia a ritrarre figure femminili erotiche.
Un’opera particolarmente interessante di questa fase artistica del pittore è il dipinto sensuale “Donna nuda con cane” (1861). La donna ritratta è la compagna di Courbet, Léontine Renaude, che si sporge per baciare il loro cagnolino bianco. Sebbene la posizione di Léontine e lo sfondo rimandino alle opere di Tiziano, la donna raffigurata ha le fattezze molto differenti dalla bellezza classica elegante e raffinata ricercata dal pittore rinascimentale.

"Donna nuda con cane" (1861-62).

“Donna nuda con cane” (1861-62).

L’opera più famosa di questa rivisitazione del nudo è “L’origine del mondo” (1866). Si tratta di un dipinto unico nel suo genere ed in cui non si vede il viso della donna ritratta, ma semplicemente il suo organo genitale.

Gustave Courbet, biografia, opere e citazioni

“L’origine del mondo”, 1866.

Il quadro, considerato uno dei massimi capolavori del realismo francese, ancora oggi tale desta scandalo; qualche anno fa, alcune copie di un libro che ponevano in copertina l’immagine di tale dipinto sono state sequestrate dalla polizia portoghese perché ritenute “pornografiche”. Forse colui che ne aveva ordinato il sequestro non aveva ben chiaro il significato di pornografia.
Molte sono le ipotesi, tutte contrastanti tra loro, sull’identità della modella ritratta.
Ancora oggi non è stato possibile identificare il volto della donna di quel dipinto “scandaloso”.
Alla caduta del Secondo Impero, nei primi anni ’70, Courbet viene nominato presidente della Federazione degli Artisti, nata con lo scopo di diffondere l’arte e affrancarla dalla censura. Nello stesso anno gli viene offerta la Legion d’Onore da un ministro dell’imperatore, ma il pittore rinuncia alla carica pronunciando le seguenti parole: «L’onore non sta in un titolo, né in una decorazione, ma negli atti e nei movimenti delle azioni».
Viene successivamente eletto al Consiglio della Comune, responsabile dell’abbattimento della Colonna di Place Vendôme, un monumento che simboleggiava il Primo e il Secondo Impero. Tale monumento viene abbattuto quattro giorni prima dell’elezione di Courbet, ma, quando la Comune cade, l’artista viene arrestato e condannato a sei mesi di carcere. L’uscita dal carcere lo costringe a fuggire dalla Francia perché impossibilitato a pagare il costo proibitivo della colonna distrutta.
Si rifugia così in Svizzera, ma disperato dalla sua condizione di esiliato, affoga la tristezza nell’alcool e conclude la sua esistenza in miseria il 31 dicembre del 1877 a La Tour-de-Peilz.
Di seguito una raccolta di alcuni suoi pensieri.

Gustave Courbet, biografia, opere e citazioni

Il sonno, 1886

La pittura è un’arte essenzialmente concreta e può consistere soltanto nella rappresentazione delle cose reali ed esistenti.
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Gustave Courbet - "Bonjour Monsieur Courbet", 1854.

Gustave Courbet – “Bonjour Monsieur Courbet”, 1854.

Non ci possono essere scuole: ci sono soltanto pittori.
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"Donna con pappagallo" (1866).

“Donna con pappagallo” (1866).

L’onore non sta in un titolo, né in una decorazione, ma negli atti e nei moventi delle azioni.
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"La foresta in autunno" (1841)

“La foresta in autunno” (1841)

L’immaginazione in arte consiste nel sapere trovare l’espressione più completa di una cosa esistente, ma mai nel supporre questa cosa o nel crearla.
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"L'onda" (1870).

“L’onda” (1870).

Nella nostra società, così civilizzata, sento il bisogno di vivere la vita di un selvaggio. Devo essere libero anche dai governi. Le mie simpatie vanno al popolo, e devo rivolgermi direttamente a loro.
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"La sorgente della Loue" (1866).

“La sorgente della Loue” (1866).

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