È arrivata mia figlia _ Storia di ordinari classisti

«Regime è una società classista che finge di essere senza classi. » Giorgio Bocca

 È arrivata mia figlia, recensione del film

‘Que Horas Ela Volta’ – (titolo originale del film ‘È arrivata mia figlia’ di Anna Muylaert
Foto: Aline Arruda

Individuare con esattezza la nascita della divisione in classi non è stata un’impresa semplice per gli storici, i quali, con non poche difficoltà e basandosi su una ricostruzione ipotetica, sono giunti alla conclusione che solamente nelle società primitive tale frazionamento era completamento sconosciuto, mentre in quelle più progredite antichi documenti storici mostrano quelle rigide separazioni oggi apparentemente scomparse nei paesi più evoluti.
Particolarmente interessante è la civiltà dei pellerossa che considerava un atto profondamente vergognoso la presa di possesso individuale dei beni appartenenti alla tribù. Un atto talmente ripugnante da comportare l’esclusione da qualsiasi attività sociale; ogni prodotto agricolo o alimentare doveva essere condiviso dalla tribù.
A parte, dunque, qualche raro caso, la società umana è sempre stata suddivisa in classi più o meno privilegiate e ancora oggi, sebbene si parli tanto di uguaglianza ed esistono delle leggi scritte che sottolineino il divieto di discriminazioni sociali o razziali, il classismo individuale è ancora una realtà. Sarebbe ipocrita non ammettere la scomparsa di quei comportamenti individuali volti ad opprimere determinate categorie di persone a causa della loro condizione socio-economica o di altre infime motivazioni.

 È arrivata mia figlia, recensione del film

Regina Casé e Michel Joelsas rispettivamente nei ruoli di Val e Fabinho

Ed è proprio il classismo uno dei temi principali del film brasiliano “È arrivata mia figlia” che ha ottenuto il “Premio Speciale della Giuria” al  Sundance Film Festival e il “Premio del Pubblico” al 65° Festival di Berlino.
Così come spesso accade ai film d’autore (la regista Anna Muylaert ha già alle spalle una grande notorietà presso il pubblico brasiliano), la pellicola è uscita in Italia il 4 giugno e non ha goduto di un’efficace distribuzione, precludendo a molti la possibilità di godere della visione di un film di denuncia sociale realmente degno di interesse, ben diretto e recitato superbamente.

 È arrivata mia figlia, recensione del film

Karine Teles interpreta Bàrbara

Regina Casè interpreta il ruolo di Val, una domestica a tempo pieno presso una famiglia altolocata di San Paolo. Svolge il proprio lavoro in modo encomiabile e si prende anche cura con enorme amore del figlio dei suoi datori di lavoro, Fabinho, un ragazzo insicuro e fragile che riunisce nella donna quelle figure genitoriali a lui sconosciute.
Il padre di Fabinho, Carlos (Lourenço Mutarelli), è un uomo debole e annoiato che vive della cospicua eredità lasciatagli dalla sua famiglia d’origine, trascorre gran parte delle giornate a letto e non osa mai contraddire la moglie Bàrbara, una donna apparentemente cordiale con il personale domestico e molto impegnata nel lavoro e nella vita mondana.

È arrivata mia figlia, recensione del film

Camila Màrdial interpreta Jéssica, la figlia di Val

Val ha una figlia che non vede da più di dieci anni, Jéssica. Costretta a lasciarla ad alcuni parenti, perché sposata ad un uomo incapace di mantenere la famiglia, invia mensilmente il denaro guadagnato affinché la figlia possa studiare e vivere in modo dignitoso. Per poter risparmiare è costretta a vivere nella stessa casa dei suoi datori di lavoro che la relegano in una cameretta angusta e priva di alcuna comodità.
La vita di Val procede regolarmente; la donna non si domanda mai se sia giusto condurre un’esistenza così umiliante, al contrario, si ritiene fortunata nell’avere dei “padroni” che la trattano “quasi” come un membro della famiglia.
Soffre silenziosamente per la lontananza della figlia, ma ritiene sia giusto che tutto prosegua in quel modo. In fondo la società non è poi così mutata in Brasile e non mette mai in discussione, nemmeno con se stessa, quella barriera ben definita tra servi e padroni, tra gente benestante e persone indigenti.
L’arrivo improvviso della figlia, che si reca a San Paolo per sostenere gli esami di ammissione alla Facoltà di Architettura, sconvolge l’equilibrio della vita di Val e dei suoi datori di lavoro.

È arrivata mia figlia, recensione del film
Ragazza determinata e amante della lettura, Jéssica viene ospitata dai padroni di Val, in attesa di trovare una stanza a buon prezzo a San Paolo. Madre e figlia non si conoscono. Val si trova davanti una figlia che usa termini a lei sconosciuti, colma di rancore nei confronti della donna che l’ha abbandonata da bambina (il titolo originale del film è “Que horas ela volta?” ovvero ” Quando torna?”, la domanda che Jéssica poneva sempre ai parenti quando la madre andava via) e irriverente nei confronti di regole divisorie tra ricchi e poveri. Regole incomprensibili per uno spirito libero del calibro di Jéssica, la quale é pronta ad annientarle perché dal suo punto di vista ritenute inaccettabili.

È arrivata mia figlia, recensione del film

Foto di Aline Arruda

L’apparente equilibrio della casa ne risulta sconvolto, ma non si assiste a scenate o a colpi di scena memorabili. Poche sono le battute che riescono a far percepire l’inadeguatezza dell’inflessibile Bàrbara, ancorata a strascichi di classismo ancora presenti in Brasile, e non solo in quel paese, ad accettare il comportamento provocatorio della ragazza.
Il non detto predomina in questo film.
Frasi spezzate, sguardi di disapprovazione, accenni di rinascita in Carlos e sfide continue riescono a travolgere quel microcosmo pallido e sgretolato di una famiglia cosiddetta “perbene”.
E la spumeggiante Val, che mai aveva osato sfiorare la piscina dei suoi padroni, pronta ad osannare anche quella stanzetta asfissiante in cui conserva con cura oggetti di presunta scalata sociale, comincerà un percorso di crescita interiore che la condurrà a porsi gli stessi interrogativi della figlia.

È arrivata mia figlia, recensione del film

Foto di Aline Arruda

Una figlia con cui vuole ristabilire un legame che sembra essersi spezzato irreversibilmente.
Film di denuncia sociale, “È arrivata mia figlia” tratta un tema complesso in modo semplice, proprio per far comprendere a tutti una realtà che ancora è presente nella società contemporanea, ed in Brasile in modo particolare, paese in cui le discriminazioni sociali sono piuttosto accese.
Con toni pacati e ironici la regista affronta un problema drammatico e spiega così il motivo che l’ha indotta a realizzare questo imperdibile lungometraggio: «Ho iniziato a scrivere la sceneggiatura vent’anni fa, quando ho avuto il mio primo figlio e ho constatato quanto, nel mio ambiente sociale, piuttosto che accudire il proprio figlio, le donne molto spesso assumano una bambinaia a tempo pieno e demandino a lei gran parte del lavoro, considerandolo noioso e spossante. Quelle bambinaie devono affidare a loro volta i loro figli a qualcun altro per potersi occupare di quelli delle persone per cui lavorano. Ed è questo uno dei paradossi sociale più significativi in Brasile: l’educazione. È davvero possibile allevare un figlio senza affetto? L’affetto può essere comprato? E, se sì, a quale prezzo?»

È arrivata mia figlia, recensione del film
Il prezzo appare in modo palese in una delle scene del film; basta osservare l’immagine sopra condivisa per percepire l’aria gelida che si respira in certe famiglie dell’alta borghesia odierna.
Un film raffinato che si distingue anche per la recitazione di Regina Casé, memorabile interprete di una madre che cerca a tutti i costi di comprendere la ribellione della figlia e a porsi quell’interrogativo sospeso nei confronti di una società ancora oggi restia ai cambiamenti. E non solo in Brasile.
E se Jéssica e la madre riusciranno, forse faticosamente, a costruire quel rapporto spezzatosi a causa di una società profondamente ingiusta e che, la consapevolezza della sua iniquità riuscirà probabilmente a riunirle, lo stesso sarà difficile che accada a Fabinho e Bàrbara. E la regista lascia facilmente intuire che la relazione tra madre e figlio è compromessa.

Di seguito il trailer del film.

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Categories: Passione cinema

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