Dian Fossey, nessuno ha mai amato i gorilla più di lei…

«Quando capisci il vero valore della vita, di ogni vita, pensi meno al passato e lotti per difendere il futuro».

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Con questo pensiero di Dian Fossey, zoologa statunitense nota in tutto il mondo per aver dedicato gran parte della sua vita allo studio dei gorilla di montagna, introduco una delle figure femminili più significative della storia.
Grazie alla trasposizione cinematografica del suo libro “Gorilla nella nebbia”, interpretato magistralmente da Sigourney Weaver, il mondo ha potuto conoscere alcuni aspetti della vita di quella donna estremamente coraggiosa e volitiva.

fossey 2Nata il 16 gennaio a Fairfax nel 1932 e trasferitasi poco dopo a San Francisco, Dian trascorre un’infanzia particolarmente difficile e dolorosa a causa del divorzio dei suoi genitori, provocato dai problemi economici del padre, quando ha appena tre anni.
Il padre, dopo la separazione, diventa alcolista ( si suiciderà nel 1960 ) e la madre dopo poco tempo convola a nuove nozze con un ricco costruttore che non mostra alcun affetto per la bambina.
L’infanzia di Dian è segnata dalla lontananza dal suo vero padre e dalla freddezza del patrigno che non la riconoscerà mai come figlia.
Spesso sola, riversa il proprio amore su un pesciolino rosso e, alla morte del suo piccolo e silenzioso amico, la madre non le consente di prendere con sé altri animali.
La bambina si rifugia nella lettura, prediligendo, così come Jane Goodall, libri che riguardano gli animali ed in particolar modo i gorilla, sognando di diventare veterinaria.

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Dai genitori Dian non riceve alcun finanziamento per i suoi studi. Fortunatamente la ragazza riceve un sostegno economico dai suoi zii materni che non si limiteranno a collaborare economicamente alla sua istruzione, ma la incoraggeranno a coltivare la sua grande passione per la natura.
A diciannove anni le giunge un’offerta di lavoro allettante in un ranch del Montana e, senza esitazione alcuna, la ragazza raccoglie la proposta.  Alcuni problemi di salute le impediscono tuttavia di svolgere l’attività nel ranch e l’anno seguente s’iscrive alla University of California nella facoltà di preveterinaria. Il suo entusiasmo per il corso di studi intrapreso si scontra con la sua difficoltà in alcune materie scientifiche basilari per continuare quel percorso universitario e, non riuscendo ad essere ammessa al secondo anno, s’iscrive in un’altra facoltà. Nel 1954 si laurea in Occupational Therapy.
Comincia a lavorare come terapista occupazionale presso il Kosair Crippled Children Hospital di Louseville, un ospedale situato nel Kentucky che si occupa di bambini disabili. Ma il sogno di visitare l’Africa e di osservare la natura occupa sempre la sua mente. Con i risparmi di un anno di lavoro, pari a ottomila dollari, si reca in Africa e visita il Kenya, la Tanzania, il Congo e lo Zimbawe. Proprio in Africa incontra il primatologo George Schaller, autore di uno dei libri che più l’avevano appassionata, “The Year of the Gorilla“, ed il famoso etologo Louis Leakey.
fossey 3È il 1963 e Dian trascorre in Africa sette settimane. Settimane decisive per il cammino che è determinata a percorrere: lo studio dei gorilla di montagna a rischio di estinzione. Pochi sono gli esemplari rimasti in quel periodo, se ne contano non più di 480.
Nel suo bestseller “Gorilla nella nebbia” possiamo leggere il suo pensiero dopo l’incontro con Schaller: « Credo fu quello l’istante in cui ebbi la percezione che sarei tornata in Africa, a studiare i gorilla di montagna. »
Tre anni dopo Dian riceve, grazie a Leakey, un finanziamento dalla National Geographic Society e della Wilkie Foundation,  per recarsi in Zaire e cominciare lo studio dei gorilla. Ma lo scatenarsi di una guerra civile la obbliga a lasciare il paese e a stabilirsi definitivamente in Ruanda dove fonda il Karisoke Research Center che lascerà solo rarissime volte per i successivi vent’anni. Nel suo libro descrive il primo incontro con i gorilla usando uno stile appassionato e poetico: « Sbirciando tra il fogliame, riuscimmo a distinguere un curioso gruppo di gorilla neri come la pece, la testa pelosa, il volto che pareva una maschera di cuoio. Ci scrutavano a loro volta. Gli occhi scintillanti dardeggiavano nervosamente sotto le spesse sopracciglia, quasi cercassero di stabilire se avevano di fronte a sé amici ben disposti o potenziali avversari. Fui all’istante colpita dalla magnificenza fisica dei giganteschi corpi ner-lucenti, in perfetta armonia con la verde tavolozza del fogliame della foresta.»

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Gli inizi delle sue osservazioni non scorrono agevolmente e non solo perché Dian, accanita fumatrice e asmatica, fatica non poco ad adattarsi alla vita dell’accampamento e viene affiancata da due impiegati che non parlano la sua lingua. La difficoltà maggiore incontrata dalla donna è costituita dal riuscire ad avvicinarsi ai gorilla, diffidenti nei confronti degli esseri umani a causa delle frequenti incursioni di bracconieri senza scrupoli che ne catturano alcuni esemplari e ne uccidono altri.
Dian deve quindi cercare d’inserirsi nel loro ambiente in modo discreto e trasmettere loro la sicurezza di non rappresentare un pericolo.
fossey 5Impresa non facile e che comporta molti rischi. Ma non siamo di fronte ad una persona qualunque; Dian non solo è una persona determinata, ma nutre un immenso amore per gli animali. Con le seguenti parole esprimerà il suo pensiero riguardo la sua relazione con gli appartenenti alla sua stessa specie: «Più conosco la dignità dei gorilla e più evito gli esseri umani».
E così un giorno si avvicina al branco e si siede sull’erba senza recare con sé alcuna arma.
Il capobranco non perde tempo e comincia a correre verso di lei, batte i pugni contro il petto, mostra i suoi denti aguzzi ed emette dei suoni minacciosi per esibire la sua forza.
Ma Dian, con incredibile sangue freddo, non si sposta, resta immobile e non pronuncia alcun grido.
Il gorilla, che avrebbe potuto farla a pezzi, non l’aggredisce e comprende immediatamente che la donna non costituisce una minaccia né per lui e né per la sua famiglia, si rasserena e ricomincia a mangiare erba, seguito in tale gesto da Dian.
Comincia così lo studio del comportamento dei gorilla con ore e ore di osservazione che le consentono di approfondire la conoscenza di quei “giganti gentili” ormai abituatisi all’assidua presenza della donna.

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Dian ne imita gesti e suoni e scopre che in ogni gruppo di gorilla esiste un’organizzazione gerarchica. I gorilla si muovono insieme senza mai allontanarsi dai componenti del gruppo. Sia i maschi che le femmine curano i loro piccoli con infinita dolcezza.
Ad ogni gorilla che la donna osserva amorevolmente assegna un nome consono alle peculiarità dell’animale.
Un giorno avviene quel miracolo che Dian attende pazientemente da tempo.
È il 1970 e fino a quel momento i gorilla, benché avessero lasciato che la donna si avvicinasse a loro, avevano sempre finto di ignorarla.
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Peanuts, uno dei maschi del branco, le si avvicina e le tocca delicatamente la mano. Quel segnale di affetto, dopo anni di costante osservazione, riempie Dian di felicità. Il tocco leggero della mano rappresenta un segno di considerevole importanza: quell’essere umano è stato accettato dal branco e da quel preciso istante ne fa parte.
dian fossey gorilla di montagnaLa famiglia che ha sempre sognato e che la vita le ha negato adesso è lì, accanto a sé, per il resto della sua vita.
Profondamente toccata da quel gesto, è nello stesso tempo orgogliosa di essere riuscita a mostrare che, a differenza dei risultati delle ricerche precedentemente condotte, i gorilla non sono animali violenti. Tutt’altro. Sono amichevoli ed in grado di relazionarsi affettivamente anche con esseri appartenenti ad una specie diversa.
Ma i problemi di Dian, considerata secondo antiche superstizioni del luogo una strega, non sono finiti e molti saranno gli ostacoli e i dolori costretta ad affrontare.
I bracconieri sono sempre in agguato per sottrarre alcuni esemplari del branco richiesti da circhi e zoo o per ucciderne altri per realizzare raccapriccianti trofei usando le mani, le teste e i piedi dei gorilla. Racimolare qualche spicciolo usando arti amputati dei poveri animali rappresenta una fonte di reddito non trascurabile per i bracconieri; i turisti acquistano tali trofei per esibirli al ritorno da quella vacanza “avventurosa” nei loro comodi salotti.
Dian comincia così la sua lotta implacabile nei confronti dei bracconieri usando molti mezzi. Nei brevi periodi in cui si allontana dall’Africa per ricevere ulteriori finanziamenti alle sue ricerche o per scrivere, nei pochi ritagli di tempo libero, il libro che la renderà nota in tutto il mondo, cerca di sensibilizzare la gente sulla crudeltà dei circhi con animali e degli zoo, dove un gorilla in cattività riesce a sopravvivere pochissimi anni.
Il libro diventa un bestseller e le procurerà notorietà in tutto il mondo, ma il cuore di Dian è sempre accanto alla sua famiglia in Africa e prosegue i suoi studi senza sosta rilevando che tali primati adoperano un linguaggio gestuale e vocale per comunicare tra loro, così come facevano i nostri antenati.

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Nel 1977 Digit, uno dei gorilla più amati da Dian, viene ucciso insieme ad altri membri del branco. Rinvenire i corpi senza vita e amputati dei suoi amici, provoca una reazione forse sproporzionata per la nostra visione antropocentrica.
La donna distrugge tutte le trappole che gli abitanti della zona hanno posizionato per catturare animali e in cui, a volte, restano uccisi anche i gorilla, sottraendo così la principale fonte di sostentamento delle tribù limitrofe. Organizza spedizioni punitive ( molte capanne vengono bruciate) e finte esecuzioni volte a trarre informazioni sui bracconieri.
Impazzita dal dolore e senza nemmeno rendersene conto dà il via ad una escalation di violenza che si conclude con la sua barbara uccisione con un “panga”, un’arma simile al machete usata dai bracconieri per massacrare i gorilla, il 26 dicembre del 1986.
Il suo corpo è stato seppellito accanto al suo amato Digit e altri sedici gorilla, uno scimpanzé e un cane, nel cimitero che Dian stessa aveva costruito nell’accampamento in cui viveva. Sulla sua lapide si legge che “nessuno amò i gorilla più di lei“. Nel suo testamento aveva destinato il suo denaro alla fondazione da lei creata, ma la madre si oppose e vinse la causa.

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Ancora oggi la sua morte è avvolta nel mistero e i mandanti del suo assassinio restano ignoti.
Si possono rimproverare alla donna l’incapacità di entrare in empatia con le tribù del luogo e le maniere talvolta rudi per cercare di sconfiggere il bracconaggio, ma non si può dimenticare che i suoi studi hanno apportato un contributo notevole alla ricerca sui primati.
Se oggi esistono ancora ottocento esemplari di gorilla di montagna, diventati protetti, dobbiamo ringraziare lei, donna eccezionalmente coraggiosa di cui non si può non condividere un altro suo pensiero: «L’uomo che uccide un animale oggi, è l’uomo che domani ucciderà la gente che lo disturberà».
dian fossey gorilla Dopo la guerra civile in Ruanda, nei primi anni ’90, che comportò la morte di più di un milione di persone, il campo creato dalla Fossey è stata distrutto e molti gorilla sono stati uccisi dalla popolazione per cibarsi delle loro carni. Ma fortunatamente è ancora attivo il Digit Fund, istituito nel 1978 dalla donna in memoria del suo gorilla decapitato dai bracconieri. Adesso si chiama The Dian Fossey Gorilla Fund International ed è possibile adottare a distanza un gorilla qui
Purtroppo il rischio di estinzione di questi splendidi e fieri animali non è stato ancora scongiurato, nonostante l’impegno assiduo dei volontari che stanno continuando l’opera di Dian; il 29 gennaio del 2013, le Nazioni Unite e il WWF hanno lanciato l’ennesimo allarme a causa del bracconaggio e della deforestazione. Nel comunicato si legge, infatti, che “entro dieci anni la maggior parte dei gorilla potrebbe sparire” anche a causa dell’acquisto di concessioni per l’esplorazione petrolifera dell’85% del parco Virunga che “avrebbe un impatto catastrofico sull’ambiente.”
Isabella Pratesi, direttore delle Politiche di Conservazione Internazionale del WWF, si aspetta da tale ricerca l’abbattimento di ettari di foresta che faciliterà le azioni dei bracconieri.
Davanti a notizie del genere ci si sente invadere da uno schiacciante senso d’impotenza forse perché si ritiene che a nulla servirà firmare le petizioni volte a fermare questo imminente massacro.
Ma ritengo che non intraprendere alcuna azione è peggio.
Qui si può firmare la petizione lanciata dal WWF per scongiurare tale pericolo.
Quasi 800.000 persone hanno già firmato. Cosa aspettiamo ad aggiungere la nostra firma? Lo dobbiamo a Dian, facciamolo almeno in memoria della mamma dei gorilla che ha perso la vita proprio per difenderli dal rischio di estinzione.
Una firma non costa niente. Il tempo ci dirà se la nostra firma sarà servita a qualcosa. E, dopo aver firmato, continuiamo ad informare la gente su quello che potrebbe accadere entro i prossimi dieci anni.

Dian Fossey insieme al suo amato gorilla Digit.

Dian Fossey insieme al suo amato gorilla Digit.

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