“Il capitale umano” _ Paolo Virzì

Film molto amaro nel suo spietato realismo, “Il capitale umano“, diretto dal grande regista Paolo Virzì, mostra uno spaccato della società contemporanea, afflitta da una devastante crisi economica, che ha già inesorabilmente corroso i rapporti umani.
La struttura del film è indubbiamente insolita: gli eventi narrati si srotolano nell’arco di pochi mesi e vengono suddivisi in quattro capitoli: Dino, Carla, Serena e “Il capitale umano“. I primi tre capitoli interpretano la diversa prospettiva dei personaggi principali e ricominciano dall’inizio della vicenda narrata che vede protagonista un lavoratore in bici travolto da un SUV nel suo percorso di ritorno a casa. L’uomo viene lasciato agonizzante sul ciglio della strada. L’incidente avviene in una gelida notte prenatalizia, glaciale come l’umanità che sta ormai per soccombere dinnanzi al predominio di un sistema liberista sfrenato che ha infestato ormai tutto il mondo. L’ansia del denaro, una generazione di giovani uccisa da un sistema disumano che ha tolto loro sogni e felicità, classi sociali che ormai hanno in comune solamente l’obiettivo di sopravvivere con tutti i mezzi possibili, danno la sensazione allo spettatore di rivivere quella quotidianità in cui, violentemente scaraventato e senza possibilità alcuna di fuga, è costretto a fare i conti.

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La struttura del film è indubbiamente insolita: gli eventi narrati si srotolano nell’arco di pochi mesi e vengono suddivisi in quattro capitoli: Dino, Carla, Serena e “Il capitale umano“. I primi tre capitoli interpretano la diversa prospettiva dei personaggi principali e ricominciano dall’inizio della vicenda narrata che vede protagonista un lavoratore in bici travolto da un SUV nel suo percorso di ritorno a casa. L’uomo viene lasciato agonizzante sul ciglio della strada. L’incidente avviene in una gelida notte prenatalizia, glaciale come l’umanità che sta ormai per soccombere dinnanzi all’implosione di un sistema liberista sfrenato che ha infestato ormai tutto il mondo. L’ansia del denaro, una generazione di giovani uccisa da un sistema disumano che ha tolto loro sogni e felicità, classi sociali che ormai hanno in comune solamente l’obiettivo di sopravvivere con tutti i mezzi possibili, danno la sensazione allo spettatore di rivivere quella quotidianità in cui, violentemente scaraventato e senza possibilità alcuna di fuga, è costretto a fare i conti. Ricchi che diventano più ricchi, scomparsa del ceto medio e poveri che rischiano di precipitare ancora di più nella miseria. Ma in questo paese sofferente sembra non salvarsi nessuno davanti ad una macchina da presa implacabile che mostra un popolo intrinsecamente ipocrita e cinico che preferisce sempre distogliere lo sguardo davanti la corruzione, oppure cerca semplicemente di  trarne vantaggio.


L’ambientazione in Brianza è puramente casuale e le polemiche sorte per la scelta del luogo in cui il regista fa muovere i suoi personaggi mostra ancora di più, semmai ce ne fosse stato bisogno, la mediocrità di un popolo ancora oggi diviso tra nord e sud.
A qualsiasi ceto sociale appartenga, nessuno dei personaggi adulti tratteggiati da Virzì riesce a suscitare simpatia in noi spettatori, forse vittime o complici di questa degenerazione morale. E a volte ti domandi se anche tu hai contribuito a “donare” una società così malsana e decadente ai tuoi figli. Ma la risposta già la conosci e ti autoassolvi immediatamente. Sono sempre gli altri ad aver sbagliato.
I ricchi vengono presentati come li immaginiamo: superficiali, arroganti e feroci. Non fanno una figura migliore i borghesi, ormai in bolletta, ben tratteggiati dalla figura disgustosa di Dino Ossola, interpretato magistralmente da Fabrizio Bentivoglio.

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Immobiliarista ormai sull’orlo del fallimento, pronto a tutto pur di scalare posizioni nella gerarchia sociale, iscrive la figlia Serena, interpretata dall’esordiente e molto espressiva Matilde Gioli, in una scuola privata prestigiosa, che non può nemmeno permettersi, per realizzare il sogno di vederla sposata con un rampollo dell’alta società.

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Proprio grazie alle amicizie della figlia, s’introduce in quell’ambiente altolocato e, pur di dare una svolta alla propria vita, non esita ad impegnare la casa intestata a Serena impelagandosi in un investimento speculativo con l’impassibile broker finanziario Giovanni Bernaschi, padre del fidanzato di lei e interpretato da Fabrizio Girfuni. L’interpretazione del glaciale brianzolo senza scrupoli di Girfuni merita una nota di attenzione, anche se tutto il cast selezionato da Virzì non è da meno.

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Dino e Giovanni investono sul crollo delle azioni italiane e sono accompagnati nella loro misera vita da due donne ignare delle azioni dei rispettivi mariti.
Scialbe e insignificanti, anche se hanno un vissuto e una vita differente, sono accomunate dalla remissività nei confronti dei loro uomini.
Dino vive con una psicologa che non riesce ad instaurare un rapporto amichevole con la figliastra Serena. Nei panni di Roberta Morelli si muove la bravissima Valeria Golino, figura evanescente e svagata che tollera con insopportabile rassegnazione la pochezza di un compagno assente persino quando lei, in attesa di due gemelli e colta da malore, costringe Dino ad abbandonare una cena “importante” in mezzo all’alta società per recarsi a malincuore con lei in ospedale. 
Roberta è una psicologa che si occupa di perdenti, portata all’accudimento dei ragazzi balordi e anche di quel cialtrone che le vive accanto” , sottolinea il regista.

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Carla
, (una superba Valeria Bruni Tedeschi) moglie di Giovanni e mancata attrice teatrale, è anch’essa una donna di poco spessore che trascorre le giornate ad acquistare oggetti inutili, impegnata in numerose attività per sfuggire al vuoto di un’esistenza noiosa e subordinata al ricco e freddo marito. Sembra voglia dare una svolta decisiva alla propria vita improvvisandosi benefattrice nell’impresa inutile di cercare di salvare il teatro Politeama, un teatro in rovina di cui non importa niente a nessuno. Nemmeno alle persone che cerca di coinvolgere. Persino l’arrogante critica “intellettuale” che la donna chiama a sé per il progetto, le dice senza mezzi termini che “il teatro è morto.”  E non stupisce di certo il commento di un leghista volto a sottolineare che la gente torna a casa dopo una giornata di lavoro e cerca programmi di evasione, non il teatro.

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Per un po’ sembra che gli occhi di Carla comincino a brillare nel sogno di salvare quel simbolo culturale di una Brianza stantìa e immobile, come il resto del “Belpaese”, ma presto subentrerà l’inevitabile delusione cui seguirà un’altra crisi che riuscirà comunque a mascherare, pur di conservare lo status sociale conquistato. Lo stesso Virzì la definisce «Una di quelle mogli avvilite dalla loro inutilità, amate purché si accontentino della ricchezza, abbiano solo desideri materiali e innocui, non pretendano di condividere i pensieri del maschio».
Ma in mezzo a queste figure insipide e prive di spina dorsale, incapaci di prendere posizione e indifferenti alla tragedie altrui, emergono due giovani ancora non contaminati dalla società malsana che li circonda: Serena e Luca ( un intenso Giovanni Anzaldo ).
Luca è un ragazzo che ha molto sofferto nella vita e, a causa di precedenti penali per possesso di cannabis, si è conquistato una poco raccomandabile nomea. Paziente della matrigna di Serena, conosce la ragazza nell’ambulatorio di psicoterapia. L’amore che nasce tra i due dona allo spettatore un barlume di speranza in una società vuota e opprimente.

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«Sei la cosa più bella che mi sia capitata» dice Serena a Luca, ragazzo insicuro e disadattato. Una frase che può suonare banale a chi non crede più nel vero amore, pulito e genuino, che solo nei giovani sembra ancora esistere. Ed è forse a quei giovani che vogliono guardare al futuro in modo diverso, che non mostrano alcun interesse verso una società postberlusconiana in cui dominano opportunismo e disincanto, che il regista lancia il suo messaggio di speranza in un film cupo che non suscita in noi spettatori alcuno stupore perché totalmente assuefatti a vivere in un mondo così disumano della cui nascita e proseguimento non ci sentiamo affatto complici.

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Sembra di conoscere ogni personaggio inquadrato dal regista, persone apparentemente perbene, ma pronte a vendere anche i propri figli pur di inseguire l’effimera soddisfazione del denaro da mostrare agli altri. E non importa se ciò implica la menzogna e il calpestìo di altri esseri umani.
Siamo diventati così. Inutile negarlo. Ci siamo abituati a qualsiasi compromesso e ad osservare la realtà con distacco, come se non ne facessimo parte e alimentiamo, anche inconsapevolmente, con la nostra indifferenza e, in taluni casi, senso di impotenza, un sistema che viene racchiuso nel capitolo finale del film:
«Importi come questo vengono calcolati valutando parametri specifici: l’aspettativa di vita di una persona, la sua potenzialità di guadagno, la quantità e la qualità del suoi legami affettivi. I periti assicurativi lo chiamano il capitale umano».
Ci siamo abituati anche a questo. A misurare la vita di un essere umano con il denaro. Così si conclude il quarto capitolo del film, intitolato proprio “Il capitale umano” e, nonostante tutti noi siamo ormai assuefatti ad una società così malvagia, il veder concentrare in meno di due ore personaggi abominevoli con cui siamo costretti a relazionarci ogni giorno, provoca la sensazione di un pugno nello stomaco perché ci rende consapevoli di vivere in un mondo volgare e insano.

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L’indagine sull’incidente provocato con il SUV del figlio dei Bernaschi, su cui apparentemente sembra ruotare tutto il film, in realtà è uno strumento di cui si serve il regista per descrivere l’Italia di oggi, un paese sottomesso al dio denaro. Paolo Virzì sostiene che «siamo un paese plasmato dal berlusconismo, dagli ostentatori che rendono volgare la ricchezza e lo spreco, che fa dei truffatori e degli evasori dei martiri e degli eroi».
Il film, pluripremiato, era candidato all’oscar come miglior film straniero. Sarebbe stata un’enorme soddisfazione veder vincere un altro film italiano, dopo “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino. Per chi non avesse avuto modo di vederlo al cinema, è già reperibile il DVD. Sarebbe veramente un peccato perdere questo grande film di straordinario impatto emotivo.

Di seguito il trailer del film:


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