Attendere che il dolore passi_dedicata a chi lascia questo mondo in silenzio_

dolore e gatti
«Attendere che il dolore passi.
Almeno quello più acuto, quello che ti serra il cuore in una morsa strettissima.»
È ciò che si fa spesso nelle comunità…
Si attende, protetti dalle cure degli operatori, come la gatta di cui mi raccontava mia nonna, che quando si ammalava se ne stava arrotolata su se stessa per giorni e giorni, attendendo che il dolore passasse.
Poi un giorno la gatta di mia nonna si ammalò seriamente e decise di non aspettare in cucina come sempre faceva.
Decise che basta.
Uscì dalla cascina e si allontanò col suo passo leggero senza che nessuno se ne accorgesse.
«I gatti vanno a morire lontano», diceva mia nonna, «per non fare soffrire chi li ha accuditi. »
Non la videro più tornare.
Ho sempre ascoltato con attenzione gli insegnamenti di mia nonna, ma questo non l’ho mai compreso fino in fondo.
Come considerare un abbandono un gesto d’altruismo?

 

dedicata a chi decide di andare via in silenzio

The Dreamer, Oksana Sulimova


Non mi ha mai convinta.
Fino a quando non è toccato a Teresa.
Come una gatta, quella notte gelida di febbraio, Teresa si è allontanata dagli occhi e dal cuore degli operatori che da anni si dedicavano alla sua cura.
«Te ne sei andata nel silenzio della notte, Teresa, non volevi che nessuno si preoccupasse, che nessuno ti vedesse nella tua disperazione rassegnata. Hai scelto, come una gatta, che basta, non ne avevi più… Ma quante domande hai aperto in noi operatori…»

Tratto dal diario “Come una gatta in una notte di febbraio“,  sul nr. 286 di Animazione Sociale

( Le immagini sono state reperite su Pinterest )

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