Arthur Schopenhauer e quel pendolo oscillante tra noia e dolore chiamato vita

«Solo la luce che uno accende a se stesso, risplende in seguito anche per gli altri».

Arthur Schopenhauer, biografia e citazioni

Arthur Schopenhauer ritratto da Ludwig Sigismund Ruhl

Arthur Schopenhauer, famoso filosofo nato a Danzica il 22 febbraio del 1788, è considerato il precursore dell’esistenzialismo, una corrente letteraria-filosofica che considera l’uomo un essere finito, scaraventato nel mondo senza conoscerne la ragione e lacerato dall’amarezza di una vita di cui solo egli stesso ne è l’artefice.
Il suo pensiero influenzerà gli intellettuali moderni, in particolar modo Wagner, Nietzsche, Tolstoj e Freud, e ancora oggi il suo pessimismo cosmico offre spunti di riflessione nel mondo intellettuale per l’attualità di alcune sue riflessioni.
schopenhauer 10Figlio di un ricco commerciante e di un’eccentrica scrittrice, dopo il suicidio del padre si trasferisce con la madre a Weimar dove la donna fonda un circolo letterario di grande successo. La cospicua eredità lasciatagli dal padre gli consente di dedicarsi a tempo pieno agli studi, che spazieranno dalla scienza alla filosofia. La sua immensa curiosità per la conoscenza lo porterà ad approfondire varie tematiche, in modo particolare umanistiche. Entra presto in polemica con il positivismo e l’idealismo di Fichte, Schelling ed Hegel, in quel momento alla ribalta e da lui definiti semplicemente “tre ciarlatani.”
Si laurea a Jena in Filosofia nel 1813 presentando la tesi “Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente e cinque anni dopo pubblica la sua opera più significativa, “Il mondo come volontà e rappresentazione“. Accolta con freddezza dai lettori, nonostante i riconoscimenti ufficiali ottenuti, solo con il passare degli anni otterrà il meritato successo.
Si dedica alla professione di docente universitario a Berlino, ma le sue lezioni vengono disertate perchè in quel momento la maggioranza degli studenti mostra una netta predilezione per Hegel.
Si trasferisce poi a Francoforte sul Meno, dove condurrà una vita solitaria e sceglierà volutamente il celibato a causa della sua misoginia, maturata dopo numerose relazioni con le donne. Vive con il suo cane, che lo accompagna nelle sue lunghe passeggiate e la sua misantropia, dovuta alla difficoltà di relazionarsi con la gente, si accentua con il passare degli anni.

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Mostra scarso interesse per le vicende politiche e solo negli ultimi anni della sua vita, grazie alla fama conquistata dalle sue opere, tra cui bisogna ricordare  “Parerga e paralipomena“, “L’arte di ottenere ragione” e “L’arte di trattare le donne“, comincia ad aprire la propria vita solo a pochi amici.
Si spegne per una pleurite acuta il 21 settembre 1860.
A causa del suo disprezzo verso tutte le religioni, non viene celebrata alcuna cerimonia funebre e il suo corpo viene seppellito nel cimitero di Francoforte sulla cui lapide vengono posti solo il nome e il cognome del filosofo.
Il pensiero di Arthur Schopenhauer è profondamente influenzato dall’Illuminismo, dal Romanticismo e dal kantismo che il pensatore riesce a fondere con le sue conoscenze ricavate dalle filosofie buddhiste e induiste, studiate con passione nel corso della sua vita.

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Il filosofo non nutre alcuna fiducia nella massa e, pur non essendo vegetariano, ama moltissimo gli animali e li considera nettamente migliori della specie umana.
La sua osservazione costante sulla condizione umana, afflitta da continui desideri che, se soddisfatti, recano più inquietudine dell’attesa della loro realizzazione, lo porta alla conclusione che la serenità può essere raggiunta solamente limitando le aspettative che ogni essere umano nutre verso la vita.
Il mondo in cui viviamo reca sofferenza e il dolore che ne deriva e che opprime ogni essere umano è senza tempo perché la storia non porta alcun progresso, ma è solamente una ripetizione ciclica del nostro disagio esistenziale.
L’arte, la cui forma più elevata, secondo il filosofo tedesco, viene raggiunta dalla musica, può però recare solamente un piacere momentaneo.

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È necessario che l’uomo giunga alla noluntas ( la negazione della volontà) e all’ascesi, intesa come distacco dai continui desideri materiali che ci affliggono per raggiungere quella serenità tanto agognata.
Per Schopenhauer la vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia, tutto soffre e l’amore è un’illusione.
Per sfuggire a quella continua oscillazione di un pendolo inesorabile che segna la vita, l’uomo ha inventato l’idea delle bellezze del creato, l’idea di un Dio e l’idea della razionalità.
Duramente critico nei confronti del materialismo e dell’idealismo, concezioni unilaterali da lui ritenute limitanti nella duplicità della rappresentazione, se si vuole eliminare radicalmente il dolore, bisogna liberarsi dalla stessa volontà di vivere attraverso l’arte, che allontana l’uomo dalla catena quotidiana dei desideri e dei bisogni.

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L’ amore disinteressato verso il prossimo, un amore che nasce dalla nostra empatia, dalla capacità di sentire come se fosse nostro il dolore degli altri e liberarci così dall’egoismo è un’altra via indicata dal filosofo. Ma una vera e propria liberazione dal disagio di vivere consiste nel sopprimere ogni desiderio di vita, dei nostri desideri fisici. Solo così potrà essere raggiunta quell’ascesi che allontanerà definitivamente il dolore. In tali conclusioni non è difficile cogliere l’influenza delle filosofie orientali nella maturazione del pensiero di questo grande filosofo che ha lasciato a tutti noi un’eredità di pensieri enorme e tuttora attuale, così come egli stesso aveva previsto, reputando “inattuale” la sua speculazione nel periodo in cui vive.
Ne ho selezionati alcuni per rendere merito alla grandezza di un uomo che si discosta dalla moda del periodo storico in cui vive e riesce ad incarnare il disincanto per il fallimento di quei moti rivoluzionari che avevano infiammato l’animo di molti intellettuali. Ma alla disillusione imperante pone rimedio indicando alcune strade da seguire per annientare quel dolore che attanaglia l’uomo di ogni tempo.

Ad eccezione dell’uomo, nessun essere si meraviglia della propria esistenza; anzi, per tutti gli altri esseri l’esistenza è una cosa talmente ovvia, che essi non la notano. [. . ] Da questa coscienza di sé e da questa meraviglia nasce allora quel bisogno di una metafisica che è proprio dell’uomo soltanto: questi è quindi un animal metaphysicum.
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All’ uomo intellettualmente dotato la solitudine offre due vantaggi: prima di tutto quello di essere con se stesso e, in secondo luogo, quello di non essere con altri.
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Anche l’uomo più sano e più sereno può risolversi per il suicidio, quando l’enormità dei dolori e della sventura che si avanza inevitabile sopraffà il terrore della morte.
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Altri tempi dovrebbero sorgere invero, prima che la mia filosofia possa giungere a una cattedra: sarebbe davvero bella che questa mia filosofia, dalla quale non si può trarre guadagno, raggiungesse l’aria e la luce, e persino una universale considerazione!
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La morte venne nel mondo per il peccato“, dice il cristianesimo. Ma la morte è puramente l’espressione cruda, stridente e portata al suo eccesso, di ciò che il mondo è nell’essenza sua. Onde è più conforme al vero dire: il mondo è per il peccato.
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A parte poche eccezioni, al mondo tutti, uomini e animali, lavorano con tutte le forze, con ogni sforzo, dal mattino alla sera solo per continuare ad esistere: e non vale assolutamente la pena di continuare ad esistere; inoltre dopo un certo tempo tutti finiscono. È un affare che non copre le spese.
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Anche per i più longevi, la vita è troppo breve in relazione ai progetti fatti.
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Che cosa si può pretendere da un mondo in cui quasi tutti vivono soltanto perché non hanno il coraggio di suicidarsi!
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Chi è amico di tutti non è amico di nessuno.
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Che cosa rende filosofi? Il coraggio di non serbare alcuna domanda nel cuore.
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Arriverà il tempo in cui la dottrina di un Dio-creatore sarà in metafisica riguardata come ora in astronomia quella degli epicicli.
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Chi ama la verità odia gli dèi, così al singolare come al plurale.
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Chi non ama la solitudine non ama neppure la libertà, perchè si è liberi unicamente quando si è soli.
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Chi vede tutto nero e teme sempre il peggio e prende le sue misure in questo senso, non si sarà sbagliato tanto spesso quanto colui che dà alle cose un colore e una previsione serena.
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Chi non ama le donne il vino e il canto, è solo un matto non un santo!
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Ciò che rende socievoli gli uomini è la loro incapacità di sopportare la solitudine e, in questa, se stessi.
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Ciò che nella vita reale mi ha sempre e ovunque ostacolato è stata la mia incapacità, fin negli anni della vecchiaia, di farmi un’idea autentica della meschinità e della bassezza degli uomini.
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Ci sarà una sola determinata donna che corrisponderà nel modo più perfetto ad un determinato uomo. La vera passione d’amore à tanto rara quanto il caso che quei due si incontrino.
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Ciò che la gente chiama destino è, per lo più, soltanto l’insieme delle sciocchezze che essa commette.
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Dall’albero del silenzio pende il suo frutto, la pace.
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Di fronte agli sciocchi e agli imbecilli esiste un solo modo per rivelare la propria intelligenza: quella di non parlare con loro.
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Come la seppia la donna si avviluppa nella dissimulazione e nuota a suo agio nella menzogna.
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Come su una nave si nota il proprio movimento dal ritirarsi e quindi rimpicciolirsi degli oggetti sulla riva, così ci si accorge del proprio invecchiare quando persone di sempre maggiore età ci sembrano giovani.
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Come si porta il peso del proprio corpo senza sentirlo, mentre invece si sente quello di ogni corpo estraneo che si voglia muovere, così non si notano i propri difetti, ma solo quelli degli altri.
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Arthur Schopenhauer, aforismi, biografia e citazioni

Con poco sapere, ma di buona qualità, si produce di più che con moltissimo sapere di cattiva qualità.
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Cortesia è saggezza, scortesia quindi è stupidità: il crearsi nemici con questa senza bisogno e per capriccio, è pazzia, come quella di chi appicca il fuoco alla propria casa.
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Considera ogni giornata come una vita a se stante.
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Davanti a un’opera d’arte bisogna comportarsi come di fronte a un principe, e mai prendere la parola per primi. Altrimenti, si rischia di sentire soltanto la propria voce.
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Dei mali della vita ci si consola con la morte, e della morte con i mali della vita. Una gradevole situazione.
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Dei beni ai quali non è mai venuto in mente a un uomo di aspirare, egli non sente la mancanza.
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Desiderare l’immortalità è desiderare la perpetuazione in eterno di un grande errore.
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Dio è per i prìncipi lo spauracchio con cui essi mandano a letto i bambini grandi quando non c’è più altro che serva; quindi essi l’hanno in gran conto. Di più, dopo che cadde in disuso l’ultima ratio theologorum, quel mezzo di governo perdette molto della sua efficacia. Imperocché tu ben sai che le religioni sono come le lucciole: per risplendere esse hanno bisogno dell’oscurità. Un certo grado di ignoranza generale è la condizione di tutte le religioni, è il solo elemento nel quale esse possono vivere.
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Discorsi o idee intelligenti si possono esporre soltanto a una società intelligente; nella comune invece riescono odiosi poiché per piacere a questa è assolutamente necessario essere superficiali e di cervello limitato.
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È forse impossibile trovare una donna veramente sincera, che non finga. Ma per la stessa ragione le donne scoprono facilmente la finzione altrui, e non è consigliabile tentare di ricorrervi nei loro riguardi.
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Genio e follia hanno qualcosa in comune: entrambi vivono in un mondo diverso da quello che esiste per gli altri.
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Gli animali sono assai più di noi soddisfatti per il semplice fatto di esistere; le piante lo sono interamente; gli uomini lo sono secondo il grado della loro stupidità. Questa dedizione totale al presente, propria degli animali, è la precipua causa del piacere che ci danno gli animali domestici.
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Gli uomini mutano sentimenti e comportamenti con la stessa rapidità con cui si modificano i loro interessi.
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Gli uomini sono per lo più così soggettivi che in fondo nulla ha interesse per loro se non unicamente loro stessi.
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Gli avvenimenti della nostra vita sono come le immagini del caleidoscopio nel quale ad ogni giro vediamo una cosa diversa, mentre in fondo abbiamo davanti agli occhi sempre la stessa.
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I giorni felici li viviamo senza accorgercene, e solo quando arrivano quelli brutti tentiamo invano di richiamarli indietro.
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I pensieri degli spiriti originali non tollerano la mediazione di una mente comune. Trasportati entro l’angusto alloggio di crani stretti, schiacciati, massicci [. . . ] essi – nati dietro spaziose, alte e ben curvate fronti sotto le quali splendono occhi luminosi – perdono ogni vita e vigore, non si riconoscono più.
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Il gloriarsi di una qualità è un confessare che non la si possiede.
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Il grande dolore che ci provoca la morte di un buon conoscente ed amico deriva dalla consapevolezza che in ogni individuo v’è qualcosa che è solo suo, e che va perduto per sempre.
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Il medico vede l’uomo in tutta la sua debolezza, l’avvocato in tutta la sua cattiveria, il parroco in tutta la sua stupidità.
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Il nucleo e lo spirito più profondo del cristianesimo è identico a quello del bramanesimo e del buddismo: tutti insegnano la grave colpa della razza umana causata dalla sua semplice esistenza.
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Il più grande moralista dei tempi moderni è stato senza dubbio Jean Jacques Rousseau, il conoscitore profondo del cuore umano, che attingeva la sua saggezza non nei libri ma nella vita, e che destinava la sua dottrina non alla cattedra, ma all’umanità.
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Il suicidio, lungi dall’essere negazione della volontà è un atto di forte affermazione della volontà stessa e ne deriva che la distruzione di un fenomeno isolato è azione in tutto vana e stolta.
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Il suicida è uno che, anziché cessar di vivere, sopprime solo la manifestazione di questa volontà: egli non ha rinunciato alla volontà di vita, ma solo alla vita.
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Imperocché tu ben sai che le religioni sono come le lucciole: per risplendere esse hanno bisogno dell’oscurità. Un certo grado di ignoranza generale è la condizione di tutte le religioni, è il solo elemento nel quale esse possono vivere.
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In genere è meglio palesare la propria intelligenza con quello che si tace piuttosto che con quello che si dice. La prima alternativa è la saggezza, la seconda vanità.
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Io non ho scritto per gli imbecilli. Per questo il mio pubblico è ristretto.
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Io so bene che mi sentirò ripetere che la mia filosofia è disperata; ma solo perché io parlo secondo verità, e gli uomini vogliono sentire invece le lodi di Dio che ha ordinato il tutto secondo il meglio. Ma allora andate in chiesa e lasciate i filosofi in pace.
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L’amore e l’odio falsano completamente il nostro giudizio: nei nostri nemici non vediamo altro che difetti e in coloro che amiamo soltanto i pregi; dei secondi perfino i difetti ci sembrano amabili.
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L’amore è il grande agguato che la natura ha teso agli uomini per propagarne la specie.
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L’antichità si presenta a noi rivestita di tanta innocenza unicamente per il fatto che essa non conobbe il cristianesimo.
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L’intolleranza è unicamente essenziale al monoteismo: un dio unico è, per la sua natura, un dio geloso, che non soffre l’esistenza di alcun altro dio.
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L’ottusità dello spirito va sempre unita all’ottusità del sentimento e alla mancanza di sensibilità.
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L’uomo è in fondo un animale selvaggio e feroce. Noi lo conosciamo solo in quello stato di ammansamento e di domesticità che è detto civiltà: perciò ci spaventano le rare esplosioni della sua vera natura. Ma fate che vengano tolte le catene dell’ordine legale e nell’anarchia l’uomo si mostrerà quale esso è.
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La cosiddetta buona società riconosce il valore di pregi d’ogni specie, tranne quelli spirituali: anzi questi sono contrabbando.
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La gente comune pensa soltanto a passare il tempo; chi ha ingegno a renderlo utile.
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La gloria, quanto più dovrà durare, tanto tardi giungerà.
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La massa ha scarsissima capacità di giudizio e assai poca memoria.
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La malvagità, si dice, la si sconta nell’altro mondo; ma la stupidità in questo.
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La miseria e le preoccupazioni generano il dolore, la sicurezza, invece, e l’abbondanza la noia.
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La morte di Socrate e la crocifissione di Cristo fanno parte dei grandi tratti caratteristici dell’umanità.
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La pietà per ogni essere vivente è la prima valida garanzia per il buon comportamento dell’uomo.
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La religione cattolica è un’istruzione a elemosinare il cielo, visto che sarebbe troppo incomodo guadagnarselo. I preti sono gli intermediari di questa elemosina.
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La ricchezza assomiglia all’acqua di mare: quanto più se ne beve, tanto più si ha sete.
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La solitudine è fonte di felicità e di tranquillità dell’animo.
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La sorte più felice tocca a colui che passa la vita senza eccessivi dolori sia spirituali sia fisici, non già a colui che ha avuto in sorte le gioie più vive o i maggiori godimenti.
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schopenhauer 16

La solitudine è il destino di tutte le grandi menti: un destino a volte deplorato, ma sempre scelto come il minore di due mali.
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La verità e l’originalità troverebbero più facilmente posto nel mondo, se coloro che non sono in grado di produrle non cospirassero di comune accordo per non farle venire alla luce.
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La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra noia e dolore, con intervalli fugaci, e per di più illusori, di piacere e gioia.
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La vita è una cosa spiacevole, e io mi sono proposto di passare la mia vita a rifletterci sopra.
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La vista di qualità preminenti di solito provoca la rabbia di chi non vale niente.
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Le guerre di religione, i massacri religiosi, le crociate, l’inquisizione con gli altri tribunali per gli eretici, lo sterminio della popolazione originaria dell’America e la sostituzione di essa con schiavi africani, furono frutti del cristianesimo e nulla di analogo o di equivalente ci è offerto dagli antichi.
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Le scene della nostra vita sono come rozzi mosaici. Guardate da vicino non producono nessun effetto, non ci si può vedere niente di bello finché non si guardano da lontano.
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Mentre per l’uomo comune il proprio patrimonio conoscitivo è la lanterna che illumina la strada, per l’uomo geniale è il sole che rivela il mondo.
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Nel mondo non si ha altra scelta che quella tra la solitudine e la volgarità.
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Ogni genio è un gran fanciullo, già per il suo guardare al mondo come a un che di estraneo. Chi nella vita non resta per qualche verso un fanciullo e diventa invece un uomo serio, sobrio, posato e ragionevole, sarà certo un bravo e utile cittadino di questo mondo, ma un genio non sarà mai.
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Nella pacatezza dello sguardo degli animali parla ancora la saggezza della natura; perché in essi la volontà e l’intelletto non si sono ancora distaccati abbastanza l’uno dall’altro per potersi, al loro reincontrarsi, stupirsi l’uno dell’altra.
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Nessuno si è mai sentito felice nel presente, a meno che non fosse ubriaco.
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Non chi ha il volto ringhioso, ma chi lo ha intelligente, appare temibile e pericoloso: come è certo che il cervello dell’uomo è un’arma più terribile dell’artiglio di un leone.
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Non pietà, ma giustizia è dovuta all’animale.
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Non v’è dubbio che la vita non ci sia stata data perché ne godiamo, ma per vincerla, per superarla.
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Arthur Schopenhauer, citazioni, biografia e aforismi

La tomba di Arthur Schopenhauer a Francoforte

O si pensa o si crede.
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Ogni bambino che nasce è in qualche misura un genio, così come un genio resta in qualche modo un bambino.
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Ogni miserabile babbeo, che non abbia al mondo nulla di cui poter essere orgoglioso, si appiglia all’ultima risorsa per esserlo, cioè alla nazione cui appartiene: in tal modo egli si rinfranca ed è ora pieno di gratitudine e pronto a difendere con le unghie e con i denti tutti i difetti e tutte le stoltezze caratteristiche di quella nazione.
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Ogni separazione ci fa pregustare la morte; ogni riunione ci fa pregustare la risurrezione.
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Per non diventare molto infelici il mezzo più sicuro sta nel non pretendere di essere molto felici.
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Per un periodo di 1800 anni la religione ha posto la museruola alla ragione. Il compito dei professori di filosofia è quello di camuffare da filosofia tutta la mitologia ebraica.
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Perdonare e dimenticare vuol dire gettare dalla finestra una preziosa esperienza già fatta.
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Perfino quando l’educazione è più o meno di pari grado, la conversazione tra un grande spirito e una mente comune è come un viaggio che due uomini fanno assieme, l’uno in sella ad un focoso destriero e l’altro a piedi, un viaggio che sarà presto assai fastidioso per entrambi e che finirà per divenire impossibile.
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Quale insidiosa ed astuta insinuazione nella parola “ateismo”! Come se il teismo fosse la cosa più naturale del mondo.
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Più guardo gli uomini, meno mi piacciono. Se soltanto potessi dire la stessa cosa delle donne, tutto sarebbe a posto.
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Quando pensiamo con orrore alla morte, la consolazione più sicura ed efficace che ci è data è sapere che essa ha almeno questo di buono, che è la fine della vita.
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Quando il mondo sarà divenuto tanto onesto da non impartire alcuna istruzione religiosa ai fanciulli prima dei quindici anni, si potrà sperarne qualcosa.
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Quando una disgrazia è accaduta e non si può più mutare, non ci si dovrebbe permettere neanche il pensiero che le cose potevano andare diversamente o addirittura essere evitate: esso infatti aumenta il dolore fino a renderlo intollerabile.
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Quanto più ristretto è il nostro orizzonte, la nostra cerchia di attività e di contatti, tanto più siamo felici: quanto più è larga, tanto più spesso ci sentiamo tormentati o angosciati.
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Quanto più in basso l’uomo si trova dal punto di vista intellettuale, tanto meno misteriosa è per lui l’esistenza: anzi, gli sembra ovvio che tutto quello che esiste, esista ed esista così com’è.
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Quanto più uno possiede in se stesso, di tanto meno egli necessita del mondo esterno. Ecco perchè la superiorità dello spirito rende poco socievoli.
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Se percepiamo più facilmente l’idea nell’opera d’arte che nella contemplazione diretta della natura e della realtà, ciò si deve al fatto che l’artista, il quale non si fissa che nell’idea e non volge più l’occhio alla realtà, riproduce anche nell’opera d’arte l’idea pura, distaccata dalla realtà e libera da tutte le contingenze che potrebbero turbarla.
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Se un Dio ha fatto questo mondo, io non vorrei essere quel Dio, perché il dolore del mondo mi strazierebbe il cuore.
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Arthur Schopenhauer, biografia e aforismi

Si ha ragione di cercare gli esseri umani o di evitarli, a seconda che si tema di piú la noia o il dispiacere.
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Si sappia che le menti scadenti sono la regola, le buone l’eccezione, le eminenti rarissime e il genio un miracolo.
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Tu puoi costantemente osservare che la fede e la scienza si mantengono come i due piattelli di una bilancia: quanto più l’uno s’innalza, tanto più l’altro si abbassa.
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Tutti gli uomini vogliono vivere, ma nessuno sa perché vive.
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Un eterno divenire, una corsa senza fine, ecco la caratteristica con cui si manifesta l’essenza della volontà. Di tal natura sono infine gli sforzi e i desideri umani, che ci fanno brillare innanzi la loro realizzazione come fosse il fine ultimo della volontà; ma non appena soddisfatti, cambiano fisionomia; dimenticati, o relegati tra le anticaglie, vengono sempre, lo si confessi o no, messi da parte come illusioni svanite.
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Verso la fine della vita avviene come verso la fine di un ballo mascherato, quando tutti si tolgono la maschera. Allora si vede chi erano veramente coloro coi quali si è venuti in contatto durante la vita.
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Vi è nel cuore di ogni uomo una belva, che attende solo il momento propizio per scatenarsi e infuriare contro gli altri.
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Il bramanesimo e il buddismo, fedeli alla verità, riconoscono decisamente la palese parentela dell’uomo, come in generale con l’intera natura, così anzitutto con la natura animale e, mediante la metempsicosi e in altri modi, rappresentano l’essere umano come collegato strettamente con il mondo degli animali.
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Prima di bruciare vivo Vanini, un pensatore acuto e profondo, gli strapparono la lingua, con la quale, dicevano, aveva bestemmiato Dio. Confesso che, quando leggo cose del genere, mi vien voglia di bestemmiare quel dio.
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Il grado di socievolezza di ciascuno sta in rapporto inverso al suo valore intellettuale.
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Se la qualità della società si potesse sostituire con la quantità, metterebbe conto vivere nel gran mondo: purtroppo invece cento imbecilli messi in un mucchio non danno ancora un uomo intelligente.
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Gli uomini somigliano a orologi che vengono caricati e camminano, senza sapere il perché; ed ogni volta che un uomo viene generato e partorito, è l’orologio della vita umana di nuovo caricato, per ripetere ancora una volta, fase per fase, battuta per battuta, con variazioni insignificanti, la stessa musica già infinite volte suonata.
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