Andrè Gide, il diritto all’esistenza autentica

«Mi è dolce pensare che dopo di me gli uomini si riconosceranno più felici. Per il bene dell’umanità futura, ho compiuto la mia opera. Ho vissuto».

Andrè Gide, biografia e citazioni
Nato a Parigi il 22 novembre del 1869, André Paul Guillame Gide è il protagonista assoluto della letteratura francese tra le due guerre e la sua notevole influenza nelle produzioni letterarie di molti grandi scrittori che lo seguiranno sarà ben evidente soprattutto in Albert Camus e in Jean-Paul Sartre.
Figlio unico di una ricca famiglia protestante, non segue un regolare percorso scolastico a causa della sua cagionevole salute, di un’espulsione traumatica di qualche mese perché sorpreso a commettere un atto ritenuto “impuro” per la scuola alsaziana da lui frequentata e per la sofferenza di essere spesso continuo oggetto di scherno dei compagni. Orfano di padre a soli undici anni, trascorre l’adolescenza e la giovinezza in un’inquieta solitudine oppresso dalla fervente religiosità della madre e dall’attrazione spirituale verso la cugina Madeleine. Dopo aver sostenuto gli esami di maturità entra in contatto con alcuni intellettuali del tempo, tra cui Oscar Wilde, con cui instaura una profonda amicizia, e subisce inizialmente l’influenza del maestro del simbolismo, Stéphane Mallarme. Si appassiona alla scrittura e pubblica la sua prima produzione letteraria, “I quaderni di André Walter, accolta benevolmente dalla critica ma ignorata dai lettori. Nonostante la sua omosessualità, esplosa in modo liberatorio durante un viaggio in Tunisia, si ostina a convolare a nozze con la cugina nel 1895, pochi mesi dopo la morte della madre.
Il matrimonio tra Andrè e Madeleine non sarà mai consumato per l’incapacità, ammessa dallo stesso scrittore, di conciliare l’amore e il desiderio.
Andrè Gide, biografia e citazioniBen presto Gide comincia a trasferire le proprie inquietudini morali nella letteratura con i due romanzi “L’immoralista” e “La porta stretta“, scritti, rispettivamente, il 1902 e il 1909.
“L’immoralista” racconta la storia di Michel, di famiglia puritana, e allevato nel massimo rigore religioso. Il protagonista, per assecondare il volere del padre morente, porta all’altare Marceline.
Durante il viaggio di nozze nel Nord Africa, Michel si ammala di tubercolosi e viene assistito amorevolmente dalla moglie. Dopo la guarigione, complici l’atmosfera africana e la lunga repressione dei suoi impulsi, l’uomo intraprende un cammino di liberazione sessuale e di individualismo sfrenato rigettando il conformismo dell’educazione puritana ricevuta.
Quell’agognata libertà da una morale soffocante e repressiva, che aveva condizionato la vita di Michel, si tramuta in egoismo e disinteresse per le sofferenze altrui. E quando è la moglie ad ammalarsi, l’uomo, travolto dal desiderio irrefrenabile di tornare in Africa, pur consapevole delle deleterie conseguenze che avrebbero avuto sulla salute della donna, la convince a partire. Marceline muore e Michel, sconvolto e attanagliato dai sensi di colpa, si confronta disperatamente con gli amici ed esprime il suo parere su quell’apologia dell’individualismo, che fino a poco tempo prima aveva abbracciato, definendola una degradazione dell’umanità, una corruzione dell’anima alla ricerca del male.
“La porta stretta” mostra, invece, un cammino opposto a quello intrapreso da Michel. E la rinuncia totale al materialismo e ai piaceri del corpo conduce ad un ascetismo altrettanto distruttivo e umiliante.
Le due opere di Gide palesano il conflitto interiore dello scrittore e la loro tragica conclusione sembra lanciare il messaggio di un’immoralità presente sia nella virtù che nella corruzione.
I due romanzi, scabrosi per il periodo storico in cui vive lo scrittore, passano inizialmente inosservati e apprezzati solo dalla ristretta cerchia di amici di Gide colpiti dalla provocazione morale, dal rifiuto del conformismo e dagli interrogativi sulla natura umana.
La moglie Madeleine, non interessata ai libri scritti dal marito, scopre per caso, aprendo una lettera di Andrè, quella verità di cui non si era mai accorta. Il matrimonio tra Madeleine e lo scrittore giunge così ad una brusca conclusione nel 1918 e la donna si vendica del marito bruciando tutte le lettere da lui scritte. Si ritira poi a vita solitaria e muore nel 1938.
Andrè Gide, biografia e citazioniComincia la svolta decisiva dello scrittore che mostra una coraggiosa sincerità d’animo nella pubblicazione nel 1924 del saggio in forma di dialogo socratico “Corydon“, scritto nel 1911, ma divulgato solo a pochi amici che gli avevano caldamente sconsigliato la sua diffusione. Il saggio espone la difesa dell’omosessualità che viene considerata parte integrante della sessualità umana.
Cresce la fama di Gide che, dopo un viaggio in Congo, amareggiato per gli effetti del colonialismo in Africa, s’iscrive al Partito Comunista Francese. Ma un viaggio nell’URSS lo porta a rinnegare le proprie idee politiche.
La sua attività letteraria prosegue e con essa una vita molto distante dalle convenzioni del tempo.
Èlisabeth Van Rysselberghe gli chiede di avere un figlio e lo scrittore acconsente al desiderio della donna, pur avendo una relazione con il giovane Pierre Herbart. Dall’insolito fidanzamento tra Èlisabeth e Andrè nasce una bambina e l’amante di Gide intraprende una relazione con la donna, seguitando ad intrattenere con lo scrittore un rapporto che in breve tempo si tramuterà in amicizia.
Nella sua vasta produzione letteraria non bisogna dimenticare il suo libro autobiografico “Se il seme non muore“, pubblicato nel 1924, in cui la sensualità gioiosa dell’autore che, proprio grazie alla letteratura riesce a liberarsi dei fantasmi di “una pedagogia del senso di colpa“, emerge in modo dirompente riuscendo a fargli raggiungere quell’equilibrio tra la ricerca del piacere e la purezza morale.
L’opera di Gide influenza non solo la letteratura, ma anche la società odierna lasciandoci un messaggio di speranza e coraggio per le generazioni che lo seguiranno, libere di oltrepassare ogni morale precostituita in cui poter vivere il proprio orientamento sessuale senza alcuna vergogna e senza quell’emarginazione sociale che colpisce proprio lo stesso scrittore, ostracizzato poi anche da molti intellettuali del suo tempo per il suo ripudio al comunismo.
I temi da lui trattati sulla frustrante ipocrisia cristiano-borghese, l’incapacità di adattarsi ad una morale imposta da una maggioranza facilmente manipolabile da chi detiene il potere e ad una società castrante nei confronti dei cosiddetti “diversi” restano ancora estremamente attuali soprattutto nei paesi in cui l’ingerenza religiosa condiziona la vita dei suoi cittadini.
Invito chi non l’avesse ancora fatto ad accostarsi all’opera di questo grande e coraggioso autore francese, insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1947, quattro anni prima della sua scomparsa, avvenuta il 19 febbraio del 1951 per congestione polmonare.
Così viene argomentato il prestigioso premio conferitogli: « Per la sua opera artisticamente significativa, nella quale i problemi e le condizioni umane sono stati presentati con un coraggioso amore per la verità e una appassionata penetrazione psicologica.»
Di seguito alcune delle sue citazioni più celebri.

Andrè Gide, biografia e citazioni
L’arte comincia dalla resistenza: dalla resistenza vinta. Non esiste capolavoro umano che non sia stato ottenuto faticosamente.
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Un’adolescenza troppo casta porta a una vecchiaia dissoluta. È più facile rinunciare a una cosa conosciuta che a una soltanto immaginata.
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Se si potesse recuperare l’intransigenza della gioventù, la cosa che ci indignerebbe maggiormente sarebbe il vedere quello che siamo diventati.
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Bisogna lasciare la ragione agli altri perché questo li consola del non avere altro.
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Le più belle opere dell’uomo sono ostinatamente piene di dolore.
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Liberarsi non è molto difficile. È più difficile rimanere liberi.
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Non c’è niente che ostacola la felicità quanto il ricordo della felicità.
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Che cos’è il racconto della felicità? Solamente ciò che la prepara, o ciò che la distrugge si può raccontare.
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È meglio essere odiati per ciò che si è, piuttosto che essere amati per ciò che non si è.
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Andrè Gide, biografia, citazioni, frasi e pensieri
Non si possono scoprire nuovi oceani, se prima non si ha il coraggio di allontanarsi dalla riva.
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La sola arte di cui mi accontento è quella che, elevandosi dall’inquietudine, tende alla serenità.
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Osa diventare ciò che sei. E non disarmarti facilmente. Ci sono meravigliose opportunità in ogni essere. Persuaditi della tua forza e della tua gioventù. Continua a ripetere incessantemente: “Non spetta che a me.”
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Meno è intelligente il bianco, più gli sembra che sia stupido il negro.
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Famiglie, io vi odio! focolari chiusi; porte sprangate; possessi gelosi della felicità.
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Posso dubitare della realtà di tutto, ma non della realtà del mio dubbio.
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Il possesso completo è provato solo dal dare. Tutto ciò che sei incapace di dare ti possiede.
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Le idee chiare e precise sono le più pericolose, perché allora non si osa più cambiarle; ed è un’anticipazione della morte.
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La felicità non è una stazione d’arrivo, ma un modo di viaggiare.
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Andrè Gide, biografia e citazioni
Non esistono problemi, ci sono soltanto soluzioni. Lo spirito dell’uomo crea il problema dopo.

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Le azioni più decisive della nostra vita sono il più delle volte azioni avventate.
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Tutte le cose sono state già dette, ma dato che le persone non ascoltano, occorre sempre ricominciare.
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Ciò che sfugge alla logica è quanto v’è di più prezioso in noi stessi.
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È bene seguire la propria inclinazione, purché sia in salita.
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Dubitate di tutto, ma non dubitate mai di voi stessi.
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Credi a coloro che cercano la verità; dubita di quelli che la trovano.
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Ho l’abitudine di essere discreto solo per ciò che mi viene confidato; per quello che vengo a sapere da solo la mia curiosità, confesso, è senza limiti.
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Il presente sarebbe pieno di tutti i futuri, se il passato non vi proiettasse già una storia.
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In questo mondo è importante non aver l’aria di ciò che si è.
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La più grande felicità, dopo quella di amare, è quella di confessare il proprio amore.
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Andrè Gide, biografia e citazioni
Lungi dall’essere l’unico naturale, l’atto procreativo, in natura, fra la più sconcertante profusione, il più delle volte non è che un caso fortuito. La voluttà che l’atto di fecondazione porta seco, nell’un sesso e nell’altro, non è necessariamente ed esclusivamente legata a quest’atto. Non è la fecondazione che l’animale cerca, è semplicemente la voluttà. Cerca la voluttà e trova la fecondazione per caso fortuito.
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Meno che a chiunque altro, ciascuno vuole somigliare a se stesso.
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Nessuna teoria è buona.
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Non ricerco la complicazione; essa è in me. Ogni gesto nel quale non riconosca tutte le contraddizioni che mi abitano, mi tradisce.
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Se un filosofo vi dà una risposta, non siete più in grado di capire nemmeno la domanda che avevate posto.
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Allora perché raccontarlo? Vi rendete conto che tutto ciò non ha nessun interesse? Dovete capire che vi sono due mondi: quello che è senza che se ne parli, e lo si chiama mondo reale, perché non si ha nessun bisogno di parlarne per vederlo. L’altro è il mondo dell’arte, e di questo bisogna parlarne, perché altrimenti non esisterebbe […].
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Credono che tutti i pensieri nascano nudi… Non capiscono che io non posso pensare che sotto forma di racconto. Lo scultore non cerca di tradurre in marmo il proprio pensiero: egli pensa direttamente come se già tutto fosse di marmo, egli pensa in marmo.
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Oh, ciò si ricollega al fatto che adesso fuggo l’opera d’arte. Voglio adorare soltanto il sole… Avete notato come il sole detesti il pensiero? Lo fa sempre indietreggiare, lo costringe a rifugiarsi nell’ombra. Prima, il pensiero dominava nell’Egitto; il sole ha conquistato l’Egitto. Poi è stato a lungo in Grecia e il sole ha conquistato la Grecia; poi l’Italia e poi la Francia. Adesso il pensiero, tutto, si vede risospinto in Norvegia e in Russia, là dove il sole non arriva mai. Il sole è geloso dell’opera d’arte. […] Niente felicità! Soprattutto niente felicità! Il piacere! E bisogna sempre volere il più tragico…
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A volte mi sembra che scrivere impedisca di vivere, e che ci si possa esprimere meglio coi fatti che con le parole.
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La crudeltà è il principale attributo di Dio.
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Il futuro toglie incanto all’ora presente più di quanto il presente non tolga l’incanto al passato.
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Non posso pretendere che gli altri abbiano le mie virtù. È già molto se ritrovo in essi i miei vizi.
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Non si può allo stesso tempo essere sinceri e sembrare tali.
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Chi potrebbe dire quante passioni e quanti pensieri fra loro in contrasto possono coabitare nell’uomo?
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Quando parlo a uno di loro, mi sembra di parlare a tanti […] Più assomigliano tra loro, e più sono diversi da me.
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Le più belle opere degli uomini sono pervicacemente dolorose. Quale dovrebbe essere il racconto della felicità? Niente è raccontabile, se non ciò che la prepara, e poi ciò che la distrugge. E io vi ho detto ora tutto ciò che l’aveva preparata. [Si ricordi il commento di Schopenhauer riguardo la Commedia di Dante…]
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Andrè Gide, biografia e citazioni
Se non avessi scritto L’Immoralista, lo sarei diventato.
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È a se stesso che ognuno pretende di assomigliare di meno. Ognuno si mette davanti un patrono, poi lo imita; non sceglie nemmeno il patrono che imita; accetta un patrono già scelto a priori. […] Si ha paura di ritrovarsi soli; e non ci si trova del tutto. Questa agorafobia morale mi è odiosa; è la peggiore delle viltà.
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Cogli di ogni istante la novità.
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Avevo frequentato molto Wilde a Parigi; lo avevo incontrato un’altra volta a Firenze; ho già raccontato ciò diffusamente, anche quello che sta per seguire ma senza i particolari che voglio riferire qui.
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La fede solleva delle montagne; sì: delle montagne d’assurdità.
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L’arte è sempre il risultato di una costrizione. Credere che si levi tanto più alta quanto più è libera equivale a credere che ciò che trattiene l’aquilone dal salire sia la corda.
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L’umanità è complicata, bisogna riconoscerlo, e ogni tentativo di semplificazione, di irreggimentazione, ogni sforzo dall’esterno per ridurre ogni cosa e ogni persona allo stesso denominatore comune sarà riprovevole, pericoloso e sinistramente ridicolo.
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Non si avverte la propria catena quando si segue spontaneamente colui che trascina; ma quando si comincia a resistere e a camminare allontanandosi, si soffre molto.
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Andre Gide at Jersey - Theo van Rysselberghe

Andre Gide at Jersey – Theo van Rysselberghe

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